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Il ‘Progetto Oltre la Cura’ del Policlinico di Modena

Il Policlinico di Modena tra i primi ospedali in Italia a sperimentare un nuovo approccio alla cura che mira al pieno coinvolgimento del malato attraverso il sostegno di una specifica “Area Servizi alla persona” che abbraccia a 360 gradi la presa in carico del paziente.

“Una sanità competente in un ospedale sensibile ai bisogni dei pazienti” a questa esigenza dell’utenza vuole dare una risposta il Progetto Oltre la Cura dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena che vuole integrare il più possibile la componente tecnica dell’atto di cura e la ineludibile componente relazionale di quello stesso atto. Il progetto mira a costruire percorsi di cura che non si rivolgano solo agli organi che si ammalano – la parte “biomedica” cioè dell’atto di cura – ma anche alle “persone” che si ammalano, mettendo al centro il paziente come persona.

“Veniamo da un’epoca della medicina – ha spiegato la dottoressa Paola Vandelli, psicologa e Direttore dell’Area Servizi alla Persona dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena – in cui il rapporto del medico con il paziente era imperniato sul principio di autorità, in cui il paziente doveva essere ubbidiente, buono e facile e il medico era identificabile con una figura genitoriale (atteggiamento paternalistico della medicina). Oggi siamo in un’epoca della Medicina in cui il rapporto del medico con il paziente si modifica rispetto al precedente, termina la <<dipendenza>> del paziente e si instaurano relazioni apparentemente più paritarie, il paziente certamente oggi più colto che in passato non è più un soggetto passivo obbediente, ma diviene <<esigente/informato>>, anche se non ancora <<competente>>”.

Questo nuovo rapporto tra medico e paziente apre opportunità nuove alla medicina perché il paziente diventa protagonista della terapia. Ovviamente, questo necessita un cambio di prospettiva che tanto nel governo che nell’atto clinico metta al centro le persone, i cittadini, siano essi pazienti, famigliari, o anche operatori, volontari, studenti.

Mettere al centro la persona significa adeguare i servizi ai bisogni degli utenti, organizzare l’ospedale tenendo conto del punto di vista dei suoi fruitori e facendolo sin dall’accoglienza in ospedale.

La Direzione aziendale commenta: “Il Policlinico di Modena ha voluto dare una sua risposta originale a questa problematica istituendo nel 2012 l’Area dei servizi alla persona e sviluppo delle professionalità nella quale sono chiamate a sintesi e ad operare in sinergia tutte quelle strutture e servizi che, pur rivolgendosi a destinatari diversi, possono concorrere alla umanizzazione delle cure in ospedale e a migliorarne in definitiva la percezione da parte del malato, il quale deve trovare necessariamente un ambiente favorevole perché si esplichi a pieno la sua collaborazione e partecipazione all’intero progetto di cura. Cuore della mission dell’Area è proprio il Progetto Oltre la cura”.

Gli aspetti chiave della mission della nuova area sono: formazione e aggiornamento che si dedica alla pianificazione strategica di formazione e valorizzazione del capitale intellettuale, nonché allo sviluppo delle diverse professionalità e progettazione delle attività formative professionalizzanti per gli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Modena; comunicazione e relazione con il cittadino e promozione della salute che persegue l’obiettivo di sviluppo della qualità legata all’accoglienza (ai cittadini e ai professionisti), cercando di farsi, tramite, attraverso il servizio di mediazione culturale, delle esigenze espresse dai cittadini di diverse etnie nei confronti dell’ospedale; psicologia occupazionale volta alla promozione del benessere organizzativo dei professionisti all’interno dell’azienda; psicologia della salute che si occupa di tutti gli aspetti di tipo psicologico e relazionale inevitabilmente presenti quando le persone si ammalano ed entrano in ospedale, favorendo i percorsi di formazione ed educazione terapeutica che rendono i pazienti e i famigliari “esperti” e protagonisti del proprio processo di cura.

“Le persone in ospedale infatti vivono spesso momenti di estrema vulnerabilità emotiva, i quali possono incidere negativamente sul processo di cura – ha concluso la dottoressa Paola Vandelli – il compito principale del Servizio di Psicologia della Salute è quello di contribuire, insieme a tutti gli operatori sanitari, alla riduzione del disagio psicologico connesso alla malattia e al ricovero, ponendo al centro del proprio interesse la qualità di vita del paziente”.

In forza di questo progetto all’interno del Policlinico di Modena gli psicologi sono chiamati a collaborare praticamente con tutti i dipartimenti dell’ospedale, lavorando principalmente con i pazienti che affrontano patologie croniche più o meno gravi come i pazienti nefrologici in dialisi, con i pazienti oncologici, i pazienti in attesa di un trapianto d’organo o già trapiantati, i piccoli pazienti della Pediatria, dell’Oncoematologia pediatrica e della Neonatologia. Sono, altresì, presenti anche in realtà più specifiche come la chirurgia della mano, l’ambulatorio dello scompenso cardiaco, nelle attività del centro antifumo. Per ridurre il disagio dei pazienti, concretamente, gli psicologi mettono in atto moltissime azioni soprattutto a sostegno delle capacità di reazione dei pazienti.

Le principali azioni sono: aiutare e sostenere direttamente i pazienti nei momenti più difficili ad esempio dopo la comunicazione di diagnosi in concomitanza con ricadute o recidive di malattia, nella fase di preparazione al trapianto d’organo, in occasione del sopravvenire di limitazioni funzionali dovute a malattie croniche e degenerative, in preparazione di esami invasivi o di interventi chirurgici, particolarmente se mutilanti, al momento del risveglio in Rianimazione, ecc; favorire la partecipazione del paziente alla sua cura con gli strumenti dell’informazione e della comunicazione, con il potenziamento delle abilità residue e lo sviluppo di abilità vicarianti, con il sostegno alla massima autonomia compatibile con la malattia o disabilità, con la valorizzazione delle risorse disponibili; includere i famigliari nel processo di cura per migliorare il sostegno che essi possono fornire al paziente; adeguare, nel limite del possibile, le condizioni ambientali, organizzative e relazionali della cura ai bisogni psicologici dei pazienti; integrare l’attività con l’équipe curante per dare modo all’èquipe curante e allo psicologo di confrontarsi sulle reazioni del paziente, di compiere osservazioni sui comportamenti e sulla qualità della comunicazione al fine di migliorare le competenze comunicativo – relazionali necessarie nel rapporto con il paziente e la sua famiglia; collaborare con le associazioni di volontariato presenti nel territorio.

Le associazioni di volontariato sono considerate interlocutori privilegiati dei progetti del Servizio. Con alcune di tali associazioni è stato possibile istituire rapporti non di sola consultazione ma anche di collaborazione formalizzata.

Le attività degli psicologi sono rivolte anche al personale sanitario che si occupa della cura dei pazienti e che ha piena titolarità nella gestione diretta degli aspetti relazionali del rapporto, a volte difficile, con i malati e i loro famigliari. Quest’ultimo punto è estremamente importante in quanto evidenzia il rapporto privilegiato tra psicologia e formazione del personale sanitario, aspetto che caratterizza buona parte delle azioni previste dai progetti. La funzione formativa del Servizio è basata sull’integrazione delle conoscenze e delle competenze realizzabile con l’inclusione dello psicologo nell’équipe curante. L’integrazione prevede la presenza dello psicologo in reparto a fianco degli altri operatori, la partecipazione alle riunioni del personale medico, l’attivazione di incontri clinici con gli infermieri, lo svolgimento dell’attività clinica in affiancamento, ove possibile, al personale sanitario e prevedendo comunque momenti di “restituzione”. Si realizza così nella pratica quotidiana un processo di formazione continua che si aggiunge al più tradizionale ruolo dello psicologo nell’ambito della formazione d’aula basata su corsi, seminari e giornate di studio.

Già nel 2011 gli psicologi dell’Area Servizi alla Persona, presenti all’interno del Policlinico di Modena, hanno effettuato 652 affiancamenti a medici in procedure cliniche. Sono stati organizzati 1.104 incontri di équipe per la discussione di casi clinici e tematiche relazionali e comunicative e svolte 10 iniziative formative interne, corsi per medici e infermieri (in area relazionale), per un totale di 21 edizioni, 264 ore, 337 partecipanti totali. Sono stati eseguiti 4.887 colloqui dei quali 2.978 con i pazienti e 1.909 con famigliari.

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