Home Lavoro Reddito di cittadinanza, Cisl: “Più che sussidi, servono opportunità di lavoro”

Reddito di cittadinanza, Cisl: “Più che sussidi, servono opportunità di lavoro”

«Bene la lotta alla povertà, ma più che i sussidi servono opportunità di lavoro». Lo afferma la Cisl Emilia Centrale commentando il dato, aggiornato al 7 aprile, delle 5.201 domande per il reddito di cittadinanza presentate a Modena e provincia.

«Per certi versi, lo strumento si sta rivelando necessario, anche se occorre analizzare bene numeri e flussi – afferma il segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta – Tuttavia, come sta chiedendo la Cisl a livello nazionale, il provvedimento deve essere completato da politiche attive per il lavoro. È sbagliato pagare le persone per restare a casa, devono essere pagate per il periodo necessario ad aggiornarsi, riconvertirsi o riqualificarsi professionalmente. Questo per noi è fondamentale e su questo continueremo a batterci».

«Ha chiesto il reddito di cittadinanza lo 0,75% della popolazione residente, una percentuale ben lontana da quella di altre province, soprattutto del Sud Italia. Tuttavia il numero fa riflettere – aggiunge Rosamaria Papaleo, componente della segretaria Cisl Emilia Centrale con delega alle politiche per il mercato del lavoro – Si tratta, infatti, di persone che hanno bisogno di un sostegno, a dimostrazione che la povertà non risparmia neanche territori ricchi come il nostro. Inoltre colpisce il fatto che, come rivelato anche delle persone che si sono rivolte al nostro Caf, oltre la metà delle domande provenga da donne. Questo significa che anche in un provincia sviluppata come la nostra e dove l’occupazione femminile è mediamente più alta che altrove, le donne sono ancora penalizzate sul mercato del lavoro.
Al di là dei numeri, però, – prosegue Papaleo – quello che ci preoccupa è il ritardo nell’attivare la cosiddetta seconda gamba del reddito di cittadinanza. Mi riferisco alle funzioni dei centri per l’impiego e alle assunzioni dei navigator, per le quali il governo sembra in ritardo. Senza contare che in Italia solo il 2% di chi cerca lavoro passa attraverso i centri per l’impiego. Difficile, quindi, – conclude la sindacalista della Cisl Emilia Centrale – essere ottimisti sul fatto che possano efficacemente favorire l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro».