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Agricoltura: è guerra alle cavallette

E’ guerra senza quartiere alle cavallette. Se l’impiego di ‘armi’ chimiche ha fin qui dato scarsi risultati, d’ora in poi a combattere questi dannosi invasori si utilizzeranno anche “eserciti” di.… faraone, tacchini, starne, fagiani e altri simili predatori avicoli molto golosi di cavallette. Di questa nuova strategia se ne parlerà in un incontro pubblico che si terrà mercoledì 6 aprile a Guiglia, ore 9,30, nella sala del Castello.

L’iniziativa è promossa dalla Provincia di Modena, dal Consorzio fitosanitario e dal Comune di Guiglia. Fra gli altri interverranno l’assessore provinciale all’Agricoltura e alimentazione Graziano Poggioli e il direttore del Consorzio fitosanitario di Modena Gianni Cavallini.

In alcune aree del territorio l’emergenza cavallette ormai dura da tempo. E’ dalla metà degli anni ’80 che, ciclicamente, le zone collinari sono interessate dalle infestazioni di questo vorace insetto. Negli ultimi anni, tuttavia, complice l’andamento stagionale, si è assistito a una recrudescenza del fenomeno che ha provocato ingenti danni economici alle coltivazioni agricole, medicai in particolare, e forti disagi alle popolazioni residenti, comprese quelle dei centri abitati. La zona maggiormente interessata è quella dei comuni di Guiglia, Marano, Savignano, Zocca e Castelvetro, ma anche in altre zone dell’Appennino (Serramazzoni, Pavullo, Prignano) le cavallette raggiungono talvolta livelli molto elevati. La lotta chimica, spiegano i tecnici del consorzio Fitosanitario, non fornisce risultati soddisfacenti a causa della scalarità nelle nascite e non appare sostenibile sul piano ambientale. Per contenere il problema entro livelli accettabili, è fondamentale attuare misure di lotta a carattere preventivo, prima fra tutte la distruzione delle uova che vengono deposte a fine estate. Purtroppo, come è emerso da un’indagine effettuata dal Consorzio fitosanitario nell’estate scorsa, le zone di deposizione delle uova (“grillare”) non riguardano un luogo specifico, ma risultano diffuse su un territorio molto ampio e questo limita fortemente le possibilità concrete di intervento e di bonifica.

Con l’incontro pubblico del 6 aprile si intende fare il punto sulla situazione e si valuterà, in particolare, la possibilità di affiancare agli interventi agronomici anche altri mezzi tra i quali l’utilizzo di predatori animali (faraone, tacchini, starne, fagiani eccetera) tenuto conto, fra l’altro, dell’elevato numero di aziende che nelle aree collinari e montane adottano sistemi di coltivazione biologica. La soluzione al problema cavallette si prospetta molto complessa e andrà sicuramente articolata su più tipologie di intervento con il coinvolgimento diretto degli agricoltori, dei residenti, dei Comuni, delle Comunità montane e delle organizzazioni professionali agricole.