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Bologna: Manuale di Legislazione dei beni culturali

Il Museo Morandi presenta il volume di Giulio Volpe, Manuale di Legislazione dei beni culturali. Storia e attualità, Cedam Editore. L’appuntamento è per questo pomeriggio alle ore 17.30, nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio.


Interverranno Marco Cammelli, Andrea Emiliani ed Eugenio Riccòmini. Parteciperà all’incontro l’autore Giulio Volpe. Sarà presente Claudio Poppi, responsabile del Museo Morandi.

“Questo Manuale di Legislazione dei beni culturali intende rafforzare, sul solco di una tradizione ben radicata e dalle origini lontane, una concezione di patrimonio artistico e storico fortemente legata
al contesto storico e territoriale di appartenenza, in virtù della sua complessità stratificata e diffusa, tipicamente italiana. Dunque, esso procede secondo un approccio marcatamente storico ed antropologico alle vicende del diritto dei “beni culturali”, in cauta controtendenza rispetto
alla recente e preoccupante “vocazione mercantilistica” della politica culturale italiana, che corre in parallelo alla deriva della qualità dell’arte.
Proprio a muovere dall’esperienza storica esemplare della tutela e della produzione artistica italiana, il libro si svolge secondo
un’evoluzione coerente a partire dai preludi della Roma precristiana, dalla presa di Siracusa fino a Cicerone, Giulio Cesare o Marco Agrippa,
attraverso il diritto giustinianeo e nei secoli oscuri fino al settantennio del papato avignonese, per condurci alla mirabile e ininterrotta serie di bolle papali ed editti cardinalizi emanati tra il 1425 e il 1821, non senza soffermarsi più intensamente sugli eventi di età napoleonica, e sulla felice congiuntura di uomini e leggi intorno alla figura di Papa Pio VII Chiaramonti. A seguire, raggiunta l’Unità d’Italia, si farà cenno del cammino tortuoso verso una legge organica, cui s’approda solo agli albori del Novecento. La brillante stagione giolittiana introduce alfine all’assetto giuridico e amministrativo che oggi conosciamo, centrato sulla
legge Rosadi del 1909 e sulla legge Bottai del 1939; sulla Costituzione dal 1948 come sui lavori della Commissione Franceschini degli anni Sessanta; sul decentramento progressivo e non ancora risolto delle funzioni amministrative (alla luce della recente Riforma Costituzionale) e sui più
recenti ambiziosi e molto discussi (e discutibili) atti normativi relativi alla dismissione del patrimonio culturale pubblico.

Molta attenzione si dedica al nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (d. lgs. n.42 del 22 gennaio 2004) nelle sue varie componenti, non senza evidenziare storture e sospetti di incostituzionalità: tutela, valorizzazione e promozione, il restauro, la circolazione interna, internazionale e comunitaria, ed il commercio dei beni culturali; la disciplina degli scavi archeologici; i centri storici con il tema della vincolo delle botteghe tradizionali, e così via. Si esamina anche la parallela riforma
dell’organizzazione amministrativa, risalendo fino alle origini del Ministero, con la constatazione di una attuale grave riduzione della componente tecnico-scientifica (anch’essa di gloriosa tradizione) nei ranghi dell’amministrazione.

Si fa infine riferimento ad alcune vicende giudiziarie e di cronaca di particolare risonanza (dai contrabbandi d’arte di fine ottocento, fino a recenti liti giudiziarie intorno ad opere d’arte concettuale) dedicandosi l’ultimo capitolo, con venature polemiche o provocatorie, a “diritto e arte
contemporanea”. In un momento di grande disorientamento, ci si chiede cosa sia un’opera d’arte agli occhi della dottrina come nella giurisprudenza, o ancora, sul piano della politica dell’arte, nell’attesa sempre più impaziente che siano gli storici dell’arte o i critici a ricordarcelo.
Nell’attesa che l’arte ritrovi la sua dignità, e l’Italia quel ruolo universalmente dominante che ha perso non molto tempo addietro, occorre restituire il potere all’occhio del conoscitore, e toglierlo alla furbizia speculatrice di un sistema dell’arte che è diventato moda, o soltanto
pubblicità” (nota a cura dell’autore).

Per informazioni: Museo Morandi tel. 051.203332 fax. 051.203403