Home Attualita' Il Senato Accademico dell’Università approva il “Codice Etico”

Il Senato Accademico dell’Università approva il “Codice Etico”

Anche l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia adotta un suo proprio “Codice Etico”, una sorta di regolamento interno capace di declinare puntualmente le responsabilità in capo alla comunità accademica e di rendere più efficace e trasparente il legame necessario in questo momento tra le Università ed il territorio.


“L’Ateneo – si legge nel preambolo del documento approvato – , consapevole delle risalenti origini storiche dell’Università, eredita da quelle origini i valori dell’autonomia, della libertà di ricerca e d’insegnamento, della collaborazione con la comunità civile e le istituzioni”.

L’approvazione unanime da parte del Senato Accademico è giunta il 31 marzo scorso al termine di una discussione che ha visto impegnate nell’esame della proposta formulata dalla Commissione incaricata alla fine del 2007 e presieduta dal prof. Ferdinando Taddei, tutte le 12 facoltà dell’Ateneo, lo stesso Senato Accademico, che vi ha dedicato diverse sedute, ed il Rettore e i Pro Rettori cui era stato demandato il compito di valutare eventuali modifiche sulla “composizione e sulle attività della Commissione etica”.

Sarà affidato, infatti, a questo nuovo organismo consultivo (art. 14 del Codice Etico) il compito di indagine e di controllo in merito all’attuazione e al rispetto delle norme di questo codice; di favorire, ove possibile, la composizione amichevole delle eventuali controversie; di segnalare agli organi competenti i responsabili di eventuali inadempienze e, altresì, proporre provvedimenti disciplinari, nonché di sottoporre agli organi competenti proposte di revisione o di integrazione del medesimo.

“La volontà che ci ha sorretto nel proporre per la comunità accademica un Codice Etico – ha affermato il Rettore prof. Aldo Tomasi – muove dalla consapevolezza di esaltare sempre meglio le nostre finalità nella promozione della ricerca e della formazione superiore, in un’ottica sempre di eccellenza, di spirito critico, di libera condivisione dei risultati, col proposito di instaurare un legame profondo con il territorio e, in particolare, con le realtà produttive, gli enti locali, i centri culturali, le associazioni private. E per adempiere a questa vocazione che ci porta ad intrattenere un dialogo più stretto coi soggetti che possono e debbono partecipare alla vita ed alle sorti dell’Ateneo abbiamo ritenuto opportuno, per rendere più saldo, credibile ed efficace questo legame, dotarci di una sorta di codice di autodisciplina, che non scavalca le leggi ed i regolamenti esistenti, bensì si propone di definire un patrimonio condiviso di valori e di regole di condotta tali da restituire trasparenza ai nostri atti ed alla nostra azione”.

Il Codice Etico dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, da questo punto di vista, trae ispirazione dallo spirito della Costituzione della Repubblica Italiana, in particolare dagli art. 9 (sviluppo della cultura e della ricerca scientifica) – 33 (libertà d’insegnamento) -34 (diritto per i capaci ed i meritevoli di raggiungere i gradi più alti degli studi), della Magna Charta Universitatum, della Carta europea dei Ricercatori, dello Statuto dei diritti e dei doveri degli Studenti universitari, dello Statuto generale dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, del Codice di comportamento dei dipendenti della Pubblica Amministrazione (d.m. 28 novembre 2000), del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna (d.l. 11 aprile 2006 n° 198), del Codice di condotta per la prevenzione e la lotta contro il mobbing, già fatto proprio in passato dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

“La Commissione incaricata dal Senato Accademico di redigere una proposta di Codice Etico – ha dichiarato il Presidente della Commissione prof. Ferdinando Taddei – ha individuato preliminarmente le finalità che può verosimilmente raggiungere l’adozione di un Codice Etico, strumento che, non volendo e non potendo sostituirsi e sovrapporsi alle leggi ed ai regolamenti vigenti, miri a salvaguardare il livello di credibilità ed integrità morale dell’Istituzione universitaria. Rifacendosi alla tutela della libertà per lo svolgimento dei compiti istituzionali la Commissione ha inteso porre l’accento, condannandoli, tutti quei comportamenti, di singoli o di organismi collegiali, che di tali compiti possono intaccare il corretto svolgimento e minare la credibilità che deve essere propria dell’Istituto al quale la Nazione ha affidato il più elevato compito di educazione, qualificazione e di contributo al progresso economico e sociale. Ciò che renderà efficace l’applicazione del Codice Etico, a parere della Commissione, non sarà tanto la possibilità di intervenire con provvedimenti sanzionatori, ma il radicamento nella coscienza dei componenti la comunità universitaria dei principi che in esso si enunciano. Sarà pertanto importante l’azione di diffusione e di continuo monitoraggio del livello di recepimento di questi principi”.

Nel complesso sono 14 gli articoli che compongono il Codice Etico e si rifanno ai doveri di rispetto della dignità umana, di rifiuto di ogni forma di discriminazione (art. 4), di piena e trasparente responsabilità individuale nei confronti della comunità accademica e della società civile, di onestà, correttezza e trasparenza, di giusto tributo al merito e all’eccellenza, di equità, imparzialità e professionalità, respingendo abusi, fastidi e molestie di natura sessuale (art. 5), l’abuso di ruolo dominante (art. 6), le molestie sessuali ed il mobbing (art. 7), il conflitto di interessi (art. 11) ed il familismo, nepotismo e favoritismo (art. 12), tutto questo salvaguardando la libertà di critica e comunicazione pubblica (art. 13).

Anche se ogni decisione riguardo alla violazione dei principi contenuti nel documento è rimandata agli organi accademici la vigilanza sul rispetto delle norme sarà affidata ad una Commissione etica composta da: il decano dei professori di I fascia; un giurista non universitario indicato di concerto dai Presidenti dei Tribunali di Modena e di Reggio Emilia; un docente di II fascia scelto dal Senato Accademico; un ricercatore scelto dal Senato Accademico; un rappresentante del Consiglio del Personale tecnico-amministrativo e un rappresentante del Consiglio degli Studenti.