
Stanca di subire le violenze e le attenzioni da parte del genitore, nel giugno e nell’agosto del 2005 la figlia all’epoca diciannovenne fuggì di casa. La seconda volta si presentò ai carabinieri e denunciò tutto facendo partire l’inchiesta.
Nel corso delle varie udienze sono stati sentiti i testi dell’accusa che hanno confermato che l’uomo era molto violento. La nonna materna ha raccontato che lei e il marito erano stati picchiati dal genero e per questo avevano deciso di trasferirsi altrove. La donna ha detto che l’uomo sottoponeva allo stesso trattamento pure la moglie che però è stata sentita come teste della difesa. Anche alcuni compagni di classe hanno ribadito le botte. Nel 2002 l’adolescente fu anche ricoverata in ospedale per le cinghiate ricevute dal padre. In quel caso i medici mandarono il referto all’autorità giudiziaria ma quel documento non è mai stato trovato.
Sentito in aula, il genitore, difeso dall’avvocato Roberta Cova, ha detto di aver alzato le mani sulla figlia perchè si comportava in maniera sleale, perchè non raccontava dei cattivi voti che prendeva a scuola arrivando pure a falsificare la firma dei professori. Ha ammesso le cinghiate che ha giustificato con un momento di eccessiva ira, ma ha negato qualsiasi attenzione a sfondo sessuale.
I servizi sociali hanno allontanato pure la sorella minore della giovane che nel processo si è costituita parte civile. Mentre la vittima vive a casa del fidanzato.

