
“La crisi economica e finanziaria globale –osserva Ragazzini- mette a rischio la tenuta del modello sociale regionale, in equilibrio tra competitività economica e coesione sociale”. L’Emilia-Romagna presenta le caratteristiche dei territori al di sopra del Po: tessuto produttivo diffuso, crisi demografica, crisi delle strutture tradizionali della società a partire dalla famiglia, forte presenza di immigrati. Si caratterizza però, secondo il sindacalista, anche per la diffusa capacità di cooperare e per l’originale forma di economia sociale di mercato che fa interagire i diversi attori, anche quando antagonisti. “Grazie a questo ‘dna’, ad oggi l’ER non è tra le regioni in cui la crisi ha distrutto più posti di lavoro –spiega il segretario Cisl-. Anzi, il lavoro comune con il governo regionale, di cui il ‘patto regionale per attraversare la crisi’ è l’ultimo strumento predisposto in ordine di tempo, ha consentito di salvare oltre 40 mila posti di lavoro, attraverso l’erogazione di ammortizzatori sociali anche in deroga, mirati a favorire processi di ristrutturazione e riduzione dell’attività produttiva, piuttosto che lunghe sospensioni e diffusi licenziamenti”.
Restano però segnali preoccupanti: la ridotta dimensione e diffusione del tessuto produttivo regionale che amplifica la crisi; la ridimensionata esperienza partecipativa dei lavoratori conseguente la richiesta delle coop di essere imprese come le altre; la lega candidata a farsi interlocutore dei ceti popolari emiliani dopo il tramontato del ‘grande partito’ che pur con limiti ed ambiguità ha consentito la collaborazione tra imprenditori, sindacati ed istituzioni; rischio per il capitale sociale, umano e professionale dei distretti in crisi; diminuzione salario per addetto, nonostante la più equa redistribuzione del reddito prodotto e l’alto tasso di occupazione regionale; Emilia-Romagna multietnica e con un’età media sempre più elevata e necessità di un welfare regionale che governi le domande emergenti, migliorando i livelli qualitativi consolidati. “Occorre decidere ed operare” -afferma Ragazzini-, ribadendo che “la Cisl intende partecipare da protagonista alle scelte necessarie al rinnovamento della società e dell’economia regionale. In questo momento serve il massimo della coesione sociale, dunque tutti i soggetti istituzionali e sociali facciano la loro parte”.

