
Il prezioso balsamario sarà presto in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara insieme ad un secondo reperto recentemente acquistato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali grazie alla costante sinergia con il Nucleo TPC.
Si tratta di un elmo illirico in lamina di bronzo, datato tra la fine del VII e la prima metà del VI a.C., vincolato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna a seguito di una segnalazione dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna. Sul manufatto, regolarmente acquistato da un antiquario modenese in una casa d’aste di Monaco, è stato esercitato il diritto di prelazione con conseguente acquisizione nel patrimonio dello Stato, nel giugno 2008.
Vedere i due reperti affiancati fa una certa impressione. L’elmo, alto il triplo dell’unguentario, è praticamente uguale a quelli raffigurati nella fascia centrale del vaso, salvo la presenza del cimiero (che peraltro doveva avere).
A parte questo, i due manufatti non sono paragonabili: pur condividendo la medesima cronologia, l’elmo illirico è relativamente diffuso sia nel luogo di produzione, corrispondente all’attuale Albania e al Montenegro, che in Grecia e nei paesi dell’Adriatico orientale.
Il balsamario invece, pertinente alla prima produzione della città greca di Corinto, importata in Italia fin dall’VIII sec. a. C., è estremamente raro, soprattutto se configurato come in questo caso.
Esemplari simili sono esposti al Louvre e in musei di Cipro e della Turchia; in Italia pezzi affini e della stessa epoca, rinvenuti in tombe principesche di culture diverse, soprattutto etrusche, sono esposti al Museo di Villa Giulia a Roma, in Campania e in Puglia.
Ma la rarità di questo reperto è potenziata da due caratteristiche pressoché uniche: la complessità della scena epica raffigurata (il tutto reso con dettagli veramente straordinari, considerate soprattutto le dimensioni minime dell’oggetto, solo 9 cm) e la fattura della testina che decora il collo, con una pettinatura formata da elementi plastici stampati a parte e poi applicati per rendere boccoli, trecce e chignon (che, sulla nuca, ricadendo formano il manico), un’acconciatura estremamente elaborata che potrebbe essere considerata una tarda derivazione di quelle a klaft di tipo egizio, caratteristiche dell’epoca arcaica.
Soddisfazione palpabile anche per i Carabinieri del TPC di Bologna che hanno effettuato il sequestro. L’attività del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, di cui ricorre quest’anno il 40° anniversario dell’istituzione e che opera dal 1974 a stretto contatto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è diventata una realtà imprescindibile per il controllo dei nostri beni culturali. Un’eccellenza apprezzata anche all’estero, con attestati di stima e continue richieste di collaborazione.

