Home Economia Confartigianato: Rapporto sul credito in Emilia Romagna

Confartigianato: Rapporto sul credito in Emilia Romagna

denaro_2Scarsità di finanziamenti alla categoria, erogazioni a breve termine, costi eccessivi: sono queste le difficoltà con cui si confrontano le imprese artigiana e le piccole imprese della regione quando si parla di credito. Una serie di difficoltà note da tempo a cui si sommano quelle create dall’attuale situazione di grave crisi economica che dalla bufera finanziaria si è trasferita all’economica reale e in particolare ai settori manifatturieri.

“Stiamo parlando di aziende che normalmente sono sottocapitalizzate – spiega il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli – e che proprio per questa ragione dipendono esclusivamente dal credito concesso al sistema bancario per investimenti e occorrenze di esercizio. Purtroppo l’accesso al credito, da sempre difficoltoso per la nostra categoria, si va progressivamente complicando e in alcuni casi si sta trasformando in una chimera, con i conseguenti rischi di innescare fenomeni di usura”.

Nel 2008 in Italia alle piccole e medie imprese sono stati stanziati crediti per 62 miliardi di euro, pari al 3,9% del credito totale al sistema economico, in Emilia Romagna la quota è di 7 miliardi, pari al 4,6% del credito totale regionale. Cifre quasi irrisorie, se si considera che in Emilia Romagna 31 imprese su 100 sono artigiane, una quota consistente se si pensa alle regioni limitrofe: Marche 29,2, Veneto 28,7, Piemonte 28,9 e Lombardia 27,9. A tutto ciò va aggiunto che quasi la metà dei finanziamenti erogati sono a breve termine con evidenti squilibri nella gestione aziendale, maggiori costi e il rischio di revoche improvvise.

“Le difficoltà di accesso al credito registrate nell’ultimo periodo – prosegue Granelli – si sommano a mutamenti che negli ultimi anni hanno radicalmente modificato gli scenari del tradizionale rapporto banche-imprese su tutti l’applicazione dell’accordo di Basilea 2 con le conseguenze nell’introduzione dello strumento del rating rispetto all’accesso e al costo del credito. A parere di Confartigianato la crisi finanziaria ha fatto si che negli ultimi mesi i piccoli imprenditori si debbano confrontare con una generalizzata riduzione dell’esposizione, un rinvio degli investimenti, elevati tassi di interesse e un aumento spropositato delle garanzie. Viviamo una vera e propria “emergenza credito” perché il nostro rapporto quotidiano con le imprese, il monitoraggio e la rilevazione degli andamenti congiunturali evidenziano con forza l’esigenza di dare risposte concrete alla domanda di credito della categoria”.

In Emilia Romagna pur in presenza di un aumento dei volumi di credito erogato alla categoria dal 2000 ad oggi, si registra un sensibile e costante decremento della quota erogata all’artigianato sul totale degli impieghi, la cui incidenza passa dal 6,7% del 2000 al 4,6% del 2008. L’Emilia Romagna assorbe l’11,4% del credito totale erogato in Italia all’artigianato, pur registrando dati molto disomogenei sul territorio: si va dai minimi di Bologna (3%) Modena (4,7%) e Reggio E. (4,7%) ai massimi di Piacenza (7,6%) Ferrara (6,8%) e Forlì-Cesena (5,8%).

La quota dei capitali versati in banca dalle imprese artigiane sul totale dei depositi è del 3%, inferiore a quella del credito concesso alla categoria che è al 4,6%, ma se si considera che il totale della “ricchezza finanziaria” delle imprese artigiane in Emilia Romagna (costituita da depositi, titoli di stato, azioni, obbligazioni e polizze vita) è superiore agli 8 miliardi di euro, risulta evidente che sono più le risorse date dalle imprese che quelle ricevute dalle banche, che si fermano a 7,1 miliardi di euro.

“Confartigianato ritiene che sia necessario incentivare le banche a concedere credito a categorie che hanno dimostrato con i fatti la propria affidabilità – spiega Granelli – infatti nell’ultimo decennio è calato costantemente il tasso delle sofferenze sul totale degli impieghi. Purtroppo però questa tendenza si sta invertendo: nei primi sei mesi del 2009 si registra una pericolosa impennata che a fine anno potrebbe riportare il tasso di sofferenze ben oltre il 3%”.

A testimoniare la buona salute del sistema creditizio dell’Emilia Romagna ci sono il tasso di fallimento delle imprese, fermo all’1,5% rispetto al 2.4% nazionale, ed anche il numero dei protesti rapportato alla popolazione, 152 ogni 10mila abitanti in regione contro i 248 del resto d’Italia.

“Per paura dell’insolvenza le banche richiedono con sempre maggior insistenza forti garanzie, spesso di entità superiore al finanziamento concesso – lamenta Granelli – innescando inevitabili strozzature tra domanda e offerta di credito per l’impossibilità per una crescente quota di clientela di presentare le garanzie richieste. A sostegno delle imprese arriva il sistema dei Consorzi Fidi che si fa garante del prestito nei confronti degli istituti di credito. In Emilia-Romagna è attivo Unifidi, unico Consorzio regionale di garanzia unitario per l’artigianato, che riunisce 17 Cooperative di garanzia territoriali. Nei primi 8 mesi del 2009 Unifidi ha già deliberato 9.148 pratiche per un totale di 665,8 milioni di euro di finanziamenti e 252 milioni di garanzie prestate con una percentuale media di garanzia del 38% e un importo medio di finanziamento di 72.700 euro”.

“Nei prossimi mesi, auspicando una ripresa economica che trascini anche l’artigianato e la piccola impresa Confartigianato ritiene che si debba operare con forza per ripristinare un rapporto più fluido e virtuoso tra le banche e la nostra categoria. Per questo abbiamo apprezzato l’impegno dell’Abi per la moratoria delle scadenze dei debiti delle imprese, a cui hanno aderito le principali Banche della nostra Regione; nonché la richiesta del Governo, in sede Europea, di sospendere o modificare i criteri di Basilea 2 che si stanno sempre più rivelando ‘pro ciclici’ a scapito soprattutto delle piccole e micro-imprese. Domandiamo inoltre strumenti pubblici (Governo-Regioni) nuovi che possano concedere garanzie statali sui prestiti per le piccole e medie imprese indispensabili in questi tempi di durissima crisi”.