
“In questa campagna – ha detto – si è visto il diverso carattere dei tre candidati: Franceschini e Marino hanno cercato di rimontare lo svantaggio con disinvoltura, con un certo populismo e una certa retorica. Bersani è stato più concreto. Forse ha dato l’impressione di essere meno convinto perché è portatore di responsabilità politica e non è un incantatore di serpenti. Non vedo l’ora che il Pd abbia un segretario, per poter cominciare finalmente a parlare delle necessità del paese, dell’Europa e della pace nel mondo”.

