
Da qui l’allarme lanciato dalle istituzioni nel corso della conferenza stampa che si è svolta stamani in Provincia a cui erano presenti, oltre al vicepresidente Saccardi, Mario Lucenti (presidente dell’Osservatorio sul facchinaggio); Marco Barilli (vicepresidente dell’Osservatorio sul facchinaggio); Giulio Bertoni (direttore Direzione provinciale del lavoro Reggio Emilia); Maurizio Mazzetti (direttore dell’Inail di Reggio), Massimo Pastena (Cisl).
Le qualifiche che rientrano nell’ambito del facchinaggio sono così suddivise: facchini, addetti ai servizi di pulizia, facchini addetti allo spostamento merci ed assimilati, operai addetti ai servizi di igiene e pulizia, donne delle pulizie, addetti non qualificati a servizi di pulizia in imprese, enti pubblici e assimilati, addetti alla pulizia dei macchinari, facchini di cucina, personale addetto alla pulizia in esercizi alberghieri ed extra-alberghieri, facchini “ai piani” o interni.
Il settore del facchinaggio è di per sé particolarmente a rischio di lavoro nero e il perché lo spiega il presidente dell’Osservatorio Lucenti: “In questo settore c’è una elevata mobilità di lavoratori e imprese, anche territoriale, che rende difficile il monitoraggio della situazione”. La crisi, oltre ad aver prodotto una drastica diminuzione degli avviamenti al lavoro – sono stati 3.729 nel 2008, scesi a 2.461 nel 2009. (Il dato non si riferisce ai lavoratori del settore perché una stessa persona può essere avviata più volte al lavoro, ndr) – ha causato anche un aumento delle irregolarità: “Andare al di sotto delle tariffe previste, con la crisi è purtroppo diventato più comune assieme alla prassi di far svolgere ai lavoratori del facchinaggio anche altre attività, a volte mansioni che sarebbero di un dipendente dell’impresa committente. Questa è intermediazione di lavoro non autorizzata – ha sottolineato il presidente dell’Osservatorio sul Lucenti – In un momento di crisi come questo, può sembrare un risparmio, ma in realtà prima o poi i costi dell’illegalità si pagano comunque”.
“Le tariffe fissate dalla Dpl non sono un suggerimento, ma un obbligo – ha ricordato il direttore Bertoni – Insieme ai comportamenti delle imprese di facchinaggio occorre però guardare anche a quelli, non meno gravi, tenuti dai committenti – aggiunge Bertoni – che per risparmiare accettano offerte economiche evidentemente irregolari di operatori che vivono nell’illegalità, rischiando anche di condividerne le responsabilità”.

