
E la limitatezza di quel modello è dimostrata oggi: di fronte alla crisi si fatica a stare al passo con le richieste, perché quando le entrate erano differenti, si poteva agire sulla leva dell’ICI, e il tasso di disoccupazione decisamente inferiore, non si è proceduto comunque ad un controllo dei costi.
Gestire in maniera diretta i servizi porta ad aumentare il costo pro capite della macchina pubblica, dove Modena svetta: il welfare modenese andava ripensato in quel momento. Oggi rischiamo che un’assistenza che era discreta, vada verso l’inefficienza. Non si può pensare seriamente di poter assistere tutti, grazie al fatto che si fa lievitare la spesa interna del Comune.
Un’equa collaborazione pubblico/privato sui servizi alla persona, e una taglio dei costi della macchina comunale, evidentemente piuttosto costosa, potrebbero liberare risorse per quelle fasce di popolazione che oggi chiedono sostegno economico diretto.
Trovo per questi motivi, già denunciati a suo tempo, fuori luogo i toni trionfalistici del vicesindaco Colombo sui dati del quotidiano economico.
(Avv. Luca Ghelfi, Consigliere Provinciale – PDL)

