
– è sempre necessario in materia di salute e nei confronti delle persone e delle famiglie che si trovano nella sofferenza, affermare e garantire i fondamentali diritti di ogni persona ed in particolare la libertà del paziente nella scelta consapevole della cura a cui sottoporsi o non sottoporsi, così come la dignità della vita umana e il diritto alla cura e all’assistenza secondo i criteri dell’equità e dell’appropriatezza;
– i principi suddetti trovano la loro più corretta ed autentica esplicazione solo nell’ambito del rapporto medico paziente e nel processo decisionale che si sviluppa in un costante dialogo tra le competenze cliniche dei curanti e le cornici valoriali del paziente espresse in termini di attuale e perentorio consenso/dissenso o in forma di orientamento e indirizzo;
– che una volontà precedentemente espressa , se presentata con modalità certificata, secondo i criteri approvati con la presente deliberazione, rappresenta una preziosa informazione per orientare le scelte di cura del Medico, pur non avendo, nel vigente quadro legislativo le qualità del consenso/dissenso attuale.
Questa delibera si muove dunque in uno spazio definito da due chiari ed inequivocabili no, no all’eutanasia e no all’accanimento terapeutico. Essa suggerisce al dibattito nazionale la possibilità di cercare , con una legge “mite” e delicata, di lasciare le scelte di fine vita nel contesto esistenziale e di cura delle persone senza affermarle in modo aprioristico o, peggio, affidandole ad un giudice. E’ esaltante la prospettiva di disegnare una società in cui, fidandosi l’una dell’altro, le donne e gli uomini di buona volontà possano condividere leggi che regolino i processi e non gli esiti; questo mi sembra un passo verso la costruzione della civiltà dell’amore.
(Dr. Paolo Vacondio, Consigliere comunale Lista civica “Formigine Viva”)

