
“L’ingresso di soci stabili e dalle spalle robuste va visto con favore – ha proseguito Piacentini –; non altrettanto il progressivo ridimensionamento delle quote in mani italiane e, soprattutto, delle Fondazioni. Non si tratta di proporre un nazionalismo fuori luogo e fuori dalla storia; è anzi evidente che un Istituto fortemente internazionalizzato costituisce una occasione importante per le economie locali, per guardare con maggiore fiducia verso i mercati globali. Ma questo è possibile a condizione di esserci e di essere protagonisti degli equilibri azionari”.
“Se così non fosse – ha concluso Piacentini – si correrebbe il rischio opposto, ovvero che Unicredit , sia per il suo raggio d’azione, sia per la composizione dell’azionariato, sarebbe indotta a favorire investimenti in altre aree con contraccolpi negativi sul territorio. Anche alla luce di questo nuovo contesto, sarebbe bene che le Fondazioni, in particolare la Cassa di Risparmio di Modena, tornassero a valutare la scelta di cedere quote importanti delle proprie azioni”.

