
Di questo clan gentilizio – posto a controllo dell’incerta frontiera con i domini bizantini e durato non più di una generazione – non conosciamo le case ma solo il piccolo cimitero, una trentina di tombe risalenti ai primi tempi dell’invasione.
Le pratiche funerarie e i reperti delle sepolture, alcuni di altissima qualità e di grande valore simbolico, ci permettono di farci un’idea della loro cultura, in parte anche della loro vita e delle relazioni che intrattenevano con le popolazioni romane. I guerrieri sono stati seppelliti con le armi individuali che connotavano nella tradizione germanica l’uomo libero e combattente. Più ricchi e complessi i corredi femminili, che suggeriscono un’assidua frequentazione del mondo bizantino e la comunanza culturale con altre nazioni barbariche. In essi, accanto ad oggetti della vita quotidiana e a gioielli tipici del costume longobardo, troviamo pezzi preziosi ed “esotici”. Fra questi spiccano una fibula in argento dorato con cammeo antico, un magnifico corno in vetro per bere e un raro sgabello pieghevole in ferro ageminato. La necropoli è ad oggi la testimonianza più consistente della presenza dei primi Longobardi nel Modenese; un ritrovamento che fa di Spilamberto un luogo nodale per la storia dell’Emilia-Romagna nell’Alto Medioevo.
Orari di apertura della mostra: venerdì 18.30-22 (visite guidate 20 e 21); sabato, domenica, prefestivi e festivi 10-12.30/15-18.30 (visite guidate 10.30, 11.30, 16.30, 17.30).
Visite guidate a pagamento (chiusa 24 e 31 dicembre, 1 gennaio). Visite guidate a pagamento in giorni e orari diversi da quelli di apertura (gruppi min. 10, max. 30 persone): per info AR/S Archeosistemi (gruppi min. 10, max 30 persone). Ingresso gratuito. Per informazioni www.comune.spilamberto.mo.it; www.archeobologna.beniculturali.it

Per informazioni www.comune.spilamberto.mo.it


