
Prodi arricchisce di esempi e rimandi alla situazione attuale le sue considerazioni: di grande effetto la perdita di attrattività del porto di Gioia Tauro: “era tra i più strutturati del Mediterraneo, sicuramente il meglio posizionato nel nostro Paese. Oggi perde la più grande azienda di container mondiale che vi svolgeva il proprio commercio: non solo non sappiamo attrarre imprese estere, ma lasciamo anche ciò che abbiamo, e in questo caso per il protezionismo illegale che caratterizza il sistema economico del Sud del Paese”. Cosa servirebbe al nostro Paese per un cambio di passo? Secondo Prodi sono indispensabili più coraggio, più voglia di rischiare nell’impresa, più serenità verso il futuro. “la paura d’impresa è una caratteristica europea: noi italiani ne siamo i leader. Gli imprenditori che investono di più nei beni famigliari che in quelli dell’azienda che hanno costruito sono destinati a ripiegare”. Parole dure anche per il sistema di governo nazionale, che il professore definisce “barometrico, assolutamente incapace di prendere decisioni necessarie contro l’opinione pubblica, per paura di perderne il consenso: in questo modo non si va da nessuna parte”. E se la Germania a costo di enormi sacrifici in termini economici e sociali è riuscita nella riunificazione di Est ed Ovest, nell’Italia dove Nord e Sud sono unificati da centocinquant’anni, ancora oggi non si è innescato un vero e risolutorio processo di uniformità sociale: “colpa dell’illegalità e dell’evasione fiscale”, è la lapidaria sentenza. E alla domanda se l’università è la principale causa della fuga dei cervelli, il professore ha chiosato “Il motivo primario è la mancanza di crescita economica: in un Paese che non cresce, apre lo studio dentistico il figlio del dentista, gli altri sono esclusi. Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro”. Poche speranze dunque, e la necessità di dare un sferzata risolutoria alle sorti del Paese. “Ero a Shangai – conclude Prodi – e nella zona fitness di un hotel indossavo una tuta con la bandiera italiana. Mi si è avvicinato un signore che mi ha detto: che ci fa qui? Torni in Italia! E’ un paese così divertente. Ecco, fintanto che agli occhi del resto del mondo rimarremo solo un paese divertente, le nostre speranze di riscatto continueranno ad essere profondamente ridotte”.

