
Il maresciallo finito in manette era già indagato per un’altra vicenda legata alla sparizione di 800 grammi di hashish dalla caserma di San Giovanni in Persiceto. Un ammanco emerso durante le periodiche ispezioni dei militari. In questo caso non fu ritrovato il verbale di distruzione e così i militari avvisarono prontamente l’autorità giudiziaria per verificare eventuali responsabilità nelle procedure di custodia dello stupefacente. Dalle verifiche operate a ritroso sull’operato del maresciallo sono emersi alcuni particolari che hanno portato al suo arresto.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti il sottufficiale avrebbe, nel novembre 2009, attestato falsamente la distruzione di 86 chilogrammi di hashish presso l’inceneritore di Granarolo dell’Emilia e dunque se ne sarebbe appropriato in modo indebito.

