
“Abbiamo avviato un percorso per rivedere il modello organizzativo dei servizi per la prima infanzia, in modo da venire incontro alle mutate esigenze della società, delle tipologie di famiglie e delle modalità di lavoro dei componenti delle famiglie, in primo luogo delle donne – ha ricordato l’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi – . Vogliamo promuovere una riflessione sulle attuali condizioni dell’offerta, ricercando le forme per continuare a garantire i servizi educativi coniugando qualità e sostenibilità, anche promuovendo forme innovative e flessibili. Il problema è che tutto questo sistema è messo fortemente in discussione dalle tre manovre di governo. Come Regione, fino al 2010 avevamo 16 milioni di euro per i nidi, tra conto corrente e conto capitale, da trasferire alle Province. Quest’anno i milioni sono 1,6; per il 2012 non c’è nulla. La situazione – ha concluso l’assessore – è drammatica”.
Servizi educativi per la prima infanzia in Emilia-Romagna, sintesi dei dati
Sono complessivamente 1217 i servizi, tra nidi d’infanzia (985), spazi bambini (77), centri per bambini e genitori (90), educatrici domiciliari e familiari (65), con 39.693 posti per piccoli nella fascia 0-2 anni (dati riferiti all’anno educativo 2010-2011). L’Emilia-Romagna registra un numero di servizi educativi per la prima infanzia tra i più alti a livello nazionale e, grazie anche al mix tra servizi tradizionali, integrativi e sperimentali, ha un’offerta di posti pari al 31,5% della popolazione residente d’età interessata. Numeri che, nel corso degli anni, sono aumentati: si è passati infatti da un’offerta del 23,9% nell’anno 1995-1996 al 28,1% nel 2006-2007, al 29,5% del 2008-2009, al 30,3% dell’anno 2009-2010, fino all’attuale 31,5%.
Gli impegni avviati dalla Regione
I cambiamenti sociali, economici e finanziari che si sono verificati richiedono, a distanza di dieci anni dalla legge regionale in materia di servizi educativi per la prima infanzia (1/2000), un ripensamento complessivo delle politiche di welfare nel settore, per dare risposte adeguate alle richieste, sempre più diverse e articolate, delle famiglie. Per questo la Regione ha costituito un gruppo di lavoro composto da dirigenti amministrativi, pedagogisti e funzionari di Comuni e Province e rappresentanze del privato convenzionato. Tra gli obiettivi c’è l’analisi dei modelli gestionali e organizzativi attualmente in vigore nei servizi 0-2 e l’individuazione di ipotesi per la modifica e l’integrazione alla direttiva 646/05 (che applica la legge regionale 1/2000) in due ambiti: gli standard strutturali di alcuni servizi, sia tradizionali che sperimentali, e gli standard organizzativi. Il gruppo di lavoro dovrà entro giugno del prossimo anno individuare anche ipotesi organizzative e gestionali “virtuose”, che possano essere “assunte” come leva per il cambiamento e per la diffusione di buone pratiche. Parallelamente a questo percorso è stato avviato un tavolo di lavoro composto dai referenti tutor dei coordinamenti pedagogici provinciali (Cpp) per predisporre orientamenti e indicazioni comuni per la realizzazione e l’autovalutazione dei progetti pedagogici.

