
Partendo dal presupposto che gli enti locali non hanno potere legislativo in questo ambito, l’assessore Ori ha però osservato che si possono trovare i mezzi per promuovere e incentivare l’apprendistato come contratto unico di inserimento nel mercato del lavoro, disincentivando nello stesso tempo altre forme contrattuali come il contratto a chiamata o le collaborazioni coordinate e continuative che spesso sostituiscono le assunzioni a tempo indeterminato. «Stiamo quindi proponendo alla Regione – ha annunciato Ori – un percorso per reinterpretare la legge 138/2011 che limita l’uso dei tirocini per arrivare invece a pensare a questo tipo di contratto, che è fondamentale strumento di raccordo tra università e mondo del lavoro, come strumento di inserimento lavorativo».
La Regione Emilia Romagna, dunque interverrà nella regolamentazione dei tirocini non curriculari e per l’inserimento e reinserimento lavorativo in favore di disoccupati, compresi i lavoratori in mobilità, e inoccupati. In attesa della nuova normativa regionale i servizi provinciali per il lavoro promuovono tirocini in favore di neo diplomati e neo laureati entro i 12 mesi dal conseguimento del titolo di studio, disabili e soggetti svantaggiati.

