Qualche mese fa è stata approvata la realizzazione del centro URBAN STYLE AREA a Campogalliano; la notizia è rimbalzata sui giornali, sui media locali e sulla rete. Questo “concept store” sorgerà nella fabbrica Ex-Bugatti, un’area di 30.000 metri quadri che venne acquistata all’asta nel 2008 dall’Imprenditore Pulsoni. Gli edifici esistenti verranno ristrutturati e riqualificati, per creare 5 aree tematiche: fashion, sport e tempo libero, intrattenimento ed eventi, interni ed esterni, servizi e ristorazione. L’investimento sarà di 55 milioni di euro, qualcuno parla anche di 70 milioni di euro.

Cifre esorbitanti, sia in termini di investimento che di area di intervento. Focalizzando per un attimo l’attenzione su questo “oggetto”, immaginando quello che sarà, sembra tutto molto bello. Ascoltando la presentazione che venne fatta alla cittadinanza (se ne può reperire un estratto su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=d48MCeaXbqc) si sentono parole come creatività, design, food, workshop, factory, tablet.. e le paroline magiche: valorizzazione del territorio e del made in Italy. Verrebbe da pensare alla creazione di posti di lavoro, ad un luogo dove passare la domenica, a sale cinematografiche, e ad una riscoperta dei sapori della tradizione contadina.

Eppure ad un esame più approfondito sembra emergere una realtà ben diversa. Innanzitutto in questi centri di solito spadroneggiano le grandi corporation: forse ci sarà un McDonald (un Burger King se va bene), la Benetton, Sisley, Zara, Intimissimi… tanto per citarne alcuni. Ci domandiamo allora: in che modo si intende favorire l’ imprenditorialità locale ? Un’idea poteva essere quella di dedicare un’area esclusivamente a prodotti realizzati da aziende che lavorano nel raggio dei 70 km tipici della filiera corta, ma più probabilmente ci ritroveremo l’ennesimo omnistore che sarà molto simile,

se non identico, a tutti gli altri in Italia e nel Mondo. Si parla di marchi emergenti, di creatività, di località: nei fatti le nostre amministrazioni non pongono alcuna condizione vincolante per favorire e dare spazio alle produttività locali.

Con questa realizzazione si rischia di dare il colpo di grazia all’economia locale, primi fra tutti ai commercianti del centro: basta fare un giro per il centro, e in Piazza delle Bilance, e contare quante saracinesche restano abbassate.

Sentiamo inoltre parlare di intrattenimento e di sport: in passato l’amministrazione ha investito per strutture come il Tienamente, il dancing la Montagnola con la piscina estiva, le attività ai laghi Curiel. Non viene il dubbio che questi luoghi verranno privati di buona parte dell’utenza all’arrivo di nuove attrazioni ? Non sarebbe meglio rivalorizzare quanto di già esistente, che a ben pensare potrebbe fornire gli stessi posti di lavoro, impedendo il degrado – che già sembra presente – tipico delle zone che non vengono “vissute” dai cittadini?

Forse tra Modena, Rubiera, Reggio Emilia e Carpi non ci sono abbastanza centri analoghi, a portata di auto in tempi e distanze più che ragionevoli?

E’ vero, a Campogalliano è nota la mancanza di offerta di intrattenimento per i giovani e i giovanissimi; ma nell’area sono progettati spazi per spettacoli jazz, cabaret e simili, ancora rivolti ad una popolazione più matura, o più d’élite. I nostri ragazzi dovranno comunque continuare ad uscire dal paese, e recarsi altrove.

Perché non cercare di sistemare e valorizzare, ma anche ampliare le tante opportunità già presenti nel nostro paese?

(Movimento 5 Stelle Modena e Provincia)