
Il dato regionale conferma la tendenza positiva avviata con l’inizio del 2010. La fase di forte crescita delle esportazioni registrata tra il secondo trimestre del 2010 e il primo del 2011 si è esaurita, una volta raggiunti i livelli di esportazione precedenti l’avvio della crisi.
Si prospetta un ulteriore periodo favorevole, con tassi di variazione tendenziali positivi.
I settori
Ancora una volta, l’andamento settoriale ha evidenziato una grande disomogeneità. Hanno conseguito risultati notevolmente positivi l’industria dei “mezzi di trasporto” (+19,6 per cento) e quella della moda -tessile, abbigliamento, cuoio e calzature- (+14,1 per cento).
Gli incrementi delle vendite all’estero sono stati molto superiori a quelli conseguiti dagli stessi comparti a livello nazionale.
In negativo si segnala ancora la fase di difficoltà dell’industria del legno e del mobile in legno (-2,5 per cento). Ma soprattutto si sono ridotte notevolmente (-9,8 per cento) le vendite all’estero dell’aggregato delle “apparecchiature elettriche, non elettriche per uso domestico, elettronica, ottica, elettromedicale e apparecchi di misura”, con un risultato sensibilmente peggiore anche rispetto a quello negativo riferito al livello nazionale.
Le destinazioni
Il 68,0 per cento dell’export è stato destinato ai mercati europei con una crescita in linea con quella complessiva (+7,4 per cento).
L’andamento delle vendite realizzate nei paesi appartenenti all’Unione europea (+7,1 per cento), non ha mostrato alcuna debolezza relativa ed è stato chiaramente superiore a quello riferito alle esportazioni nazionali. Sui mercati della Ue è stato indirizzato il 57,6 per cento delle esportazioni regionali. Sono positivi i risultati conseguiti in Polonia, Francia e Germania, mentre è stato notevole l’incremento dell’export nel Regno Unito.
Le vendite sull’importante mercato degli Stati Uniti sono risultate in forte aumento (+15,0 per cento). Al contrario, nonostante un forte incremento delle esportazioni verso il mercato russo (+16,0 per cento), i risultati conseguiti negli altri paesi BRIC sono stati deludenti, come il -2,9 per cento per il Brasile, o marcatamente negativi: -6,8 per cento verso la Cina e -16,4 per cento in India.


