
Il documento dell’Avcp è importante perché colloca l’inserimento lavorativo e gli affidamenti in deroga alle cooperative sociali di tipo B in un contesto normativo, nazionale ed europeo, sempre più attento all’integrazione di aspetti sociali nella contrattualistica pubblica. Va poi rimarcato che l’oggetto delle convenzione non si esaurisce nella mera fornitura di beni e servizi, ma “è qualificato – spiegano le Linee guida – dal perseguimento di una peculiarità di carattere sociale, consistente nel reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati”. “In sostanza – spiega Carlo Possa – il valore sociale, ma anche economico, del reinserimento che è al centro della convenzione, e che qualifica il rapporto virtuoso che si instaura tra gli enti pubblici e le cooperative sociali. La nostra provincia – prosegue il responsabile delle cooperative sociali di Legacoop – in questo rapporto virtuoso è sempre stata all’avanguardia, con esperienze che hanno fatto scuola in Italia, e con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Le Linee guida dell’Avcp riteniamo diano ulteriori certezze su qualsiasi tipo di altra interpretazione”.
La possibilità di convenzioni in deroga era state messa in discussione anche dalla prima stesura del Decreto legge sulla spending review. “Giustamente il testo approvato definitivamente dai due rami del Parlamento – prosegue il presidente del Consorzio Quarantacinque, che associa buona parte delle cooperative sociali di Legacoop – ha ribadito la possibilità delle convenzioni in deroga. Il contrario sarebbe stato incomprensibile, perché noi riteniamo che attraverso l’inserimento lavorativo non solo si raggiungano significativi risultati sociali, ma si ottengano anche risparmi sulla spesa sociale degli enti pubblici. Le persone inserite diventano infatti lavoratori a tutti gli effetti, con una forte dose di autonomia anche economica. Le persone svantaggiate che lavorano nelle nostre cooperative sociali, dati 2011, sono 487, in buona parte in cooperative reggiane e prevalentemente inserite grazie a convenzioni con enti o aziende pubbliche. Mettere in crisi una esperienza del genere – conclude Giannattasio – sarebbe stato catastrofico”.

