
“Evidente – aggiunge Filippi – è il sovrappopolamento, nel nostro Appennino, del numero di capi di cinghiali, già alcuni sindaci hanno chiesto interventi decisi per limitare i danni all’agricoltura. L’eccedenza di ungulati è causata da vari fattori: reintroduzioni nel territorio di specie autoctone come appunto i cinghiali, l’abbandono delle campagne da parte dell’uomo, le limitazioni della pressione venatoria e il foraggiamento artificiale portato avanti da alcuni gruppi di cacciatori.
Una situazione allarmante, mi appello alle strutture provinciali e regionali preposte affinché il problema venga analizzato e risolto in tempi rapidi. Gli agricoltori sono disperati e la provincia di Reggio Emilia non rispetta il suo ruolo di controllo e di verifica nel numero di capi previsti dagli abbattimenti selettivi. Nell’anno 2009 era stato previsto dalla provincia l’abbattimento di 300 capi di cinghiali, pare ne siano stati abbattuti solamente due.
Occorrono interventi per contrastare la diffusione di batteri nelle colture foraggere, specie in questo periodo di siccità dove le polveri invadono tutto lo stelo dell’erba.
L’agricoltura di montagna, sinonimo di qualità, deve essere tutelata e le aziende che subiscono danni, devono essere risarcite in modo adeguato”.

