
“La cefalea primaria rappresenta una malattia vera e propria, indotta da cause non sempre immediatamente identificabili, ed è una patologia molto diffusa: in Italia ne soffrono 26 milioni di persone, di cui la maggior parte donne. Nella sua forma cronica, è una condizione potenzialmente debilitante e tra le patologie croniche con maggiore incidenza, quarta solo dopo l’artrosi, l’ipertensione arteriosa e le malattie allergiche”. Spiega il prof. Pini. La cefalea è soprattutto una malattia sociale, dal costo sproporzionatamente eccessivo in termini di impatto sulla qualità della vita, sui rapporti personali, sulle ore lavorative e sulla produttività, e senza alcun riconoscimento normativo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il valore associato alla perdita di produttività, per tutte le tipologie di cefalea, è addirittura superiore alla spesa sanitaria sostenuta da ciascun Paese per far fronte ad essa. La grande maggioranza delle cefalee può essere trattata con successo e gestita efficacemente anche a livello di assistenza primaria. E’ necessario, tuttavia, che vengano adottati opportuni strumenti atti a creare e diffondere la consapevolezza che la cefalea, in tutte le sue forme, è un problema di salute mondiale, e che vengano altresì individuate opportune misure tese a facilitare l’accesso dei pazienti alle cure più appropriate.
La Conferenza vuole proprio discutere, anche alla luce delle stringenti problematiche di spesa pubblica, sulla possibilità di definire un modello operativo che garantisca uniformità di erogazione delle cure sul territorio, nel rispetto di un’appropriata allocazione delle risorse.

