
L’accaduto, come scoperto dagli investigatori, era legato al controllo delle zone dello spaccio da parte di un agguerrito gruppo di cittadini magrebini, dediti alla vendita di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina in città, che aveva assunto il controllo assoluto del quadrante ricompreso tra i viali cittadini e la periferia nord (area Parco Nord – Stalingrado – Ferrarese). Il vertice del gruppo è risultato costituito da due fratelli tunisini, i quali si avvalevano di una nutrita schiera di collaboratori.
Le capacità organizzative e strutturali dell’organizzazione comprendevano un’elevata disponibilità finanziaria in grado di garantire continuità di rifornimento di cocaina ed eroina anche con ricorso alla frode. Spesso, infatti dopo un primo acquisto in contanti, seguivano pagamenti con banconote false. La pronta disponibilità di armi anche da fuoco. L’ utilizzo contemporaneo di plurime utenze telefoniche per minimizzare il rischio di intercettazioni telefoniche. La disponibilità di un numero di affiliati dislocati su una vasta area territoriale con compiti di rivendita delle singole dosi. La disponibilità di una platea estesa di fornitori ed acquirenti.
I reati contestati ai membri del gruppo sono associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, concorso in attività continuata di spaccio di sostanze stupefacenti, lesioni gravi ed aggravate, illecita detenzione e porto di armi comuni da sparo, ricettazione, detenzione e spendita di banconote false.
All’atto della esecuzione del provvedimento di fermo venivano sequestrate diverse dosi di cocaina ed un fucile tipo doppietta risultato oggetto di furto.

