
SUBITO POLITICHE ATTIVE LAVORO
«C’è un altro spread che ci penalizza rispetto ad altri Paesi: quello delle politiche attive del lavoro. Solo migliorando in questo campo si può evitare l’ulteriore deterioramento del quadro economico-sociale». Lo afferma Pasquale Coscia, responsabile delle politiche del mercato del lavoro per la segreteria provinciale Cisl. Coscia è preoccupato per i dati sulla disoccupazione in provincia di Modena, arrivata intorno al 6,5 per cento. «Siamo a un tasso quasi doppio a quello al quale eravamo abituati – osserva – Del resto anche l’andamento degli ammortizzatori sociali a Modena evidenzia una situazione critica. Cito solo il dato relativo alla richiesta di cassa integrazione in deroga (quella per le piccole e piccolissime imprese): a fine novembre ha superato i 9,7 milioni di ore, cioè due milioni di ore in più rispetto al totale 2011. Sappiamo che sugli ammortizzatori le risorse disponibili sono garantite solo fino a maggio 2013: che succederà dopo»? Per la Cisl di Modena è necessario agire subito sulle politiche attive del lavoro, che rivestono un ruolo importante anche nell’ambito della riforma del mercato del lavoro, migliorare il coordinamento tra le competenze statali e regionali, realizzare sinergie tra i Centri per l’impiego e le agenzie private per il lavoro. Per Coscia è inaccettabile rispondere “c’è la crisi, non ci sono posti disponibili” ai tanti disoccupati che si rivolgono ai Centri per l’impiego. Occorre, piuttosto, provvedere alla presa in carico del lavoratore, aiutarlo a redigere il bilancio delle sue competenze, affiancarlo nell’orientamento verso una nuova occupazione, sostenerlo con percorsi di formazione finalizzati al reimpiego. «Questo si chiama sostegno attivo alle persone che cercano lavoro – spiega il sindacalista Cisl – Non deve accadere più che ci siano imprese che cercano manodopera e non la trovano. Il sistema pubblico–privato deve essere in grado di incrociare efficacemente e rapidamente la domanda e offerta di lavoro». Coscia insiste anche sulla formazione continua dei lavoratori, che non deve essere considerata un orpello dalle aziende, e invita a usare le risorse dei fondi interprofessionali.
CISL, PARTE L’AUTORIFORMA: IN VISTA L’UNIFICAZIONE MODENA-REGGIO E. LE CATEGORIE PASSERANNO DA TREDICI A CINQUE
Interessa anche Modena la riorganizzazione della Cisl Emilia-Romagna, che ha deciso di ridurre da dieci a cinque le proprie strutture territoriali. Subito dopo il congresso provinciale (14-15 marzo 2013), la Cisl di Modena avvierà il percorso che dovrebbe portare entro il 2017 all’unificazione con la Cisl di Reggio Emilia. L’autoriforma della Cisl, progettata da tempo e stabilita nelle sue linee guida dalla Cisl nazionale nello scorso luglio, non riguarderà solo la struttura orizzontale, vale a dire l’accorpamento di strutture e territori, ma anche l’organizzazione verticale (fusione tra categorie e settori economici omogenei). A Modena le principali categorie Cisl passeranno dalle attuali tredici a cinque: la Fim (metalmeccanici) si fonderà con la Femca (ceramisti e chimici), la Fai (alimentaristi) con la Filca (edili), la Funzione pubblica e scuola formeranno un unico sindacato per tutta la pubblica amministrazione; si metteranno insieme anche Fit (logistica, multiutilies e trasporti), Flaei (elettrici) e Fistel (grafici e tcl), così come Fiba (bancari), Fisascat (commercio, servizi e turismo), Slp (postali) e Felsa (atipici). Nessuna novità, invece, per la Fnp, il sindacato dei pensionati Cisl. «Si tratta di un cambiamento profondo finalizzato a garantire una migliore copertura delle attività di rappresentanza e contrattuali sul territorio e nelle imprese – spiega Domenico Pacchioni, componente della segreteria provinciale Cisl – Specie in un momento come quello attuale di crisi della rappresentanza politica, la rappresentanza sociale del sindacato assume una responsabilità ancora maggiore. Abbiamo anticipato il riordino istituzionale, che comunque resta molto diverso. Noi siamo partiti da obiettivi di funzionalità e rappresentanza, definendo in ultimo il perimetro geografico. Le istituzioni sono partite dalla coda, cioè dai confini geografici, e solo in seguito, forse, cambieranno funzioni e gestioni».

