primonatoaModenaPoliclinicoSi è dovuto aspettare fino alle 9.26 del mattino per salutare il primo bambino presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico di Modena. In questo caso si tratta del secondogenito di una famiglia di origini marocchine che vive ormai da 12 anni in Italia con la residenza a San Felice. Il bimbo si chiama Hamza e i genitori Rezha Sabir e Ahmed Belguerch.

Alcune riflessioni del dottor Paolo Accorsi, Direttore del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda Usl di Modena, rispetto alle difficoltà che si sono dovute affrontare nel 2012 a seguito del terremoto.

Capodanno, per tradizione, è anche il momento dedicato alla valutazione dell’attività dell’anno precedente. Stavolta però il 2012 non può essere descritto con i numeri come ormai prassi consolidata da tempo.

La realtà di quest’anno è fatta prima di tutto di persone che si sono prodigate per garantire sempre e comunque, nonostante tutto, l’assistenza necessaria. Come non ricordare il 20 maggio e la chiusura dell’ospedale di Mirandola, con il trasferimento delle pazienti a Carpi e l’immediata organizzazione delle attività ambulatoriali sotto le tende. Poi il 29, con la grande paura che arriva anche a Carpi: l’immediata evacuazione, l’assistenza sul prato e l’emozione del primo vagito del neonato simbolo della speranza. L’evacuazione è stata fulminea: nell’arco di 4-5 minuti, dal quarto piano dell’ostetricia al prato del parco; ricordo la paura negli occhi di tutti ma anche la lucida capacità di organizzare l’uscita di donne e bimbi; ricordo che tutti si sono prodigati: non solo, in tanti sono arrivati da subito ad aiutare, dagli ambulatori come da casa. L’aspetto che più mi ha toccato è stata la disponibilità di tutti a ritornare di continuo al quarto piano per il recupero del materiale indispensabile a rendere efficiente una sala parto nel prato. Quante belle persone! Penso che dobbiamo loro molta gratitudine.

Come Direttore di Dipartimento desidero ricordare anche la disponibilità di molti operatori a lavorare in condizioni spesso difficili: solo chi lo ha vissuto può capire cosa significa la realtà della tenda. E sia a Mirandola che a Carpi è stata garantita tutta l’attività ambulatoriale oltre al pronto soccorso ostetrico ginecologico e pediatrico. Molti operatori hanno supportato l’attività dell’ospedale di Sassuolo, sul quale si è spostata parte dell’attività di quel periodo.

E come dimenticare chi ha lavorato nelle sale operatorie del Policlinico. L’attività operatoria è stata garantita grazie alla sensibilità dell’Azienda Policlinico di Modena che ha messo a disposizione le necessarie sale operatorie, disponibilità che ha consentito ai nostri medici di operare diverse centinaia di pazienti in questi lunghi mesi. Al Direttore Generale dell’Azienda Policlinico va la nostra riconoscenza.

L’estate è trascorsa nella speranza di un rapido ritorno alla normalità. Speranza che ha cominciato a concretizzarsi con le riaperture a Carpi della Pediatria il 21 agosto (da subito nei suoi spazi tradizionali), e della sala parto il 29 agosto, seppure in ambienti “adattati” al bisogno. Poi, nel giro di poche settimane, abbiamo potuto riaprire il “nostro” reparto di maternità al quarto piano, con le sale parto e la sala operatoria. E, poco dopo, sono state riaperte anche le sale operatorie del comparto chirurgico al primo piano. E, ultimo evento, la riapertura della sala parto di Mirandola il 27 dicembre: svolta decisiva per l’area più colpita dal sisma e segnale forte della voglia di normalità; e i bimbi hanno ricominciato a nascere anche lì.