I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Verona, hanno sequestrato beni per un valore di quasi 5 milioni di euro nei confronti di due imprenditori, nell’ambito di un’indagine della locale Procura della Repubblica che aveva consentito di portare alla luce un gigantesco sistema di frode finalizzato all’evasione dell’Iva nel settore del commercio dell’acciaio.
L’impresa coinvolta, una società a responsabilità limitata operante nel settore della produzione e commercializzazione di materiali ferrosi con sede in San Martino Buon Albergo (VR), si avvaleva dell’interposizione fittizia di altre società, costituite per la commissione dei predetti illeciti.
La scoperta del meccanismo di frode era stato l’epilogo di indagini di polizia economico finanziaria svolte negli scorsi mesi dalle Fiamme Gialle di Verona anche a seguito di pregressi accertamenti dell’Agenzia delle Entrate di Venezia che avevano portato all’individuazione di una serie di società c.d. “cartiere”, sistematicamente dedite all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
L’indagine della Procura veronese aveva permesso di accertare l’emissione e l’utilizzo di Fatture per Operazioni Inesistenti per più di 20 milioni di euro riconducendone le responsabilità principali a due soggetti, residenti a Parma e a Scandiano in provincia di Reggio Emilia, nel tempo succedutisi nella carica di amministratori della società.
Negli anni, grazie ai meccanismi di frode posti in essere, la società veronese era riuscita ad evadere quasi 5 milioni di euro di Imposta sul Valore Aggiunto.
Il provvedimento di sequestro preventivo ha riguardato complessivamente:
– 15 immobili (2 villette, 2 case coloniche, 1 appartamento, spazi commerciali e magazzini per oltre 800 metri quadrati di superficie) in Scandiano di Reggio Emilia;
– ulteriori 5 immobili (2 appartamenti e relative pertinenze) in Parma;
– terreni a varia destinazione per complessivi 7 ettari, tutti dislocati nelle province di Parma e Reggio Emilia;
– 4 autovetture, tra le quali alcune di grossa cilindrata, per un valore commerciale complessivo di circa 90 mila euro;
– quote societarie per un valore nominale di oltre 2 milioni di euro:
di 6 società commerciali operanti nel settore dei metalli ferrosi e nell’immobiliare, con sedi a Verona e Parma;
di 2 Istituti di credito con sedi a Milano e Scandiano (RE).
Una delle due persone fisiche destinatarie del provvedimento del Tribunale di Verona aveva anche tentato di disfarsi fittiziamente dei beni di sua proprietà, intestando gli stessi ad una società lussemburghese di fatto da lui interamente controllata e gestita, ma formalmente di proprietà della madre e della suocera, entrambe ultraottantenni.
L’istituto del sequestro preventivo, nella forma “per equivalente”, è un innovativo strumento giudiziario che consente di aggredire i beni patrimoniali e finanziari di quanti si rendano responsabili di diverse tipologie di gravi illeciti penali -tra i quali i reati tributari- in misura corrispondente al profitto derivante dagli stessi reati.
Il provvedimento di carattere preventivo adottato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Verona, una volta eseguito, ha garantito il pagamento delle imposte che l’indagine aveva accertato non essere state versate; la società responsabile della frode fiscale vi ha provveduto nei giorni scorsi.

