
Nell’intervento, intitolato “Alternative al carcere ed umanizzazione della pena”, Pighi parte dalla valutazione delle disposizioni che stanno per essere varate dal Governo, utili per risolvere alcune situazioni ma insufficienti “per eliminare ritardi, disuguaglianze e incongruenze da tempo denunciati nelle alternative alla detenzione”.
Le sette proposte della Fisu, invece, puntano a semplificare i procedimenti e a renderli più efficaci. Per esempio, andrebbero unificati quelli per la sospensione delle pene fino a tre o quattro anni, oggi previsto a richiesta del condannato per ottenere rispettivamente l’affidamento in prova o la detenzione domiciliare, con quello che disciplina l’applicazione di detenzione domiciliare per le condanne fino a un anno e sei mesi, e dovrebbe essere avviato d’ufficio dal pubblico ministero. Tutte le decisioni sulle misure alternative, inoltre, andrebbero prese prima dell’esecuzione della pena con competenza monocratica del Magistrato e non del Tribunale di sorveglianza. La detenzione domiciliare bisognerebbe poterla applicare con la sentenza di condanna e non in fase esecutiva (come pena principale o con sospensione della pena detentiva) in relazione all’entità della pena inflitta e non in base al quadro edittale della pena prevista.
Altra proposta riguarda le interdizioni (dai pubblici uffici, dalle professioni, dall’esercizio dell’attività) che potrebbero diventare pena principale e non accessoria, evitando così inutili pene detentive. Ad un ulteriore intervento di depenalizzazione, inoltre, potrebbero essere affiancate norme per rendere più efficaci le sanzioni amministrative, come premessa per ulteriori depenalizzazioni.
Rispetto alle misure alternative alla detenzione, la Fisu propone di disciplinare le funzioni dei servizi sociali dei Comuni prevedendo risorse che consentano di fornire supporto ai programmi di trattamento delle misure da applicare e in esecuzione.
Per i reati commessi ai danni di persone conviventi o in conflitto con il condannato, oppure per chi non può uscire dal carcere per mancanza di alloggi, infine, si propone di prevede nuove modalità di affidamento in prova e di detenzione domiciliare lontano dalla residenza abituale.
“L’impegno per rendere più civile e più umano il nostro sistema carcerario ed evitare i costi sociali di nuovi provvedimenti di clemenza – conclude Giorgio Pighi – passa attraverso riforme che siano capaci di tenere assieme la coerente articolazione del sistema con la salvaguardia delle esigenze di sicurezza dei cittadini”.

