
L’indagine, denominata “Fior di Loto”, ha avuto inizio due anni fa, quando i Carabinieri sono venuti a conoscenza che in alcuni centri benessere del capoluogo emiliano vi erano delle massaggiatrici cinesi disposte a prostituirsi dietro un compenso economico. In breve tempo, lo spunto investigativo portava gli inquirenti ad identificare un Centro Benessere situato in via Emilia Levante e gestito da D.L.. Poiché i primi accertamenti confermavano che nel centro indicato venivano svolte anche attività di natura sessuale da parte delle donne che vi lavoravano come massaggiatrici, l’attività investigativa consentiva di individuare un altro esercizio commerciale coinvolto nell’attività delittuosa, un altro Centro Benessere ubicato in via Domodossola e gestito da L.C.. Di fatto, i due centri sono riconducibili ad un unico capo, X.W. che per la gestione del secondo Centro Benessere si avvale della stretta collaborazione della moglie L.C. che oltre ad essere stata definita la centralinista del centro (per via della sua padronanza della lingua italiana), svolge anche mansioni di coordinamento della manovalanza delle massaggiatrici da un centro all’altro. La gestione del primo Centro Benessere, invece, viene affidata a D.L. che con l’aiuto della moglie M.F., si occupa anche dell’indottrinamento e del controllo delle giovani donne, operanti apparentemente come semplici massaggiatrici.


