
Una simile ribasso – commenta Coldiretti Modena – deve essere affrontato con decisioni e modalità nuove. Gli accordi e i progetti di vertice incapaci di coinvolgere la base produttiva si sono dimostrate inadeguate a far fronte all’emergenza. Il riferimento di Coldiretti è chiaramente al documento delle altre organizzazioni modenesi, Confcooperative, Cia, Copagri, Confagricoltura e Legacoop, che in un comunicato ieri avevano stigmatizzato l’assenza della firma di Coldiretti Modena al documento di proposte inviato al Consorzio del Parmigiano Reggiano.
“Come abbiamo ben spiegato alle altre organizzazioni – afferma il direttore della Coldiretti modenese Antonio Maria Ciri– non abbiamo firmato perché la democrazia associativa, che ci onoriamo di salvaguardare, ci impone una precisa e consolidata forma di partecipazione su decisioni importanti come quella per il futuro del Parmigiano Reggiano. Negli ultimi mesi le decisioni prese verticisticamente non hanno dato risultati, come dimostra i fatto che, nonostante l’invito a ridurre la produzione di Parmigiano, ad agosto i quantitativi prodotti erano aumentati del 2,71% rispetto al 2013 e del 4,46% rispetto al 2012”.
“Le soluzioni – dice il presidente di Coldiretti Modena, Francesco Vincenzi – devono perciò essere condivise con i produttori, per questo, nel corso delle prossime settimane avvieremo una consultazione della nostra base associativa per ascoltare e individuare le azioni da intraprendere, per salvaguardare il reddito delle imprese produttrici di Parmigiano Reggiano del modenese. Pur condividendo l’obiettivo di attuare strategie che permettano un recupero di quote di mercato, è quanto meno opportuno che ogni iniziativa sia supportata da un piano di fattibilità economico che ne consente la sostenibilità con le risorse attuali e future del Consorzio Parmigiano Reggiano”.

