
L’appello, che ha visto l’adesione di Libera-Uscita, Arci, Anpi, Auser, Cgil, Uaar e Udi, riprende quanto già avviato in Friuli Venezia Giulia e in Toscana, chiedendo quindi l’impegno della Regione per dare mandato alle singole Asl territoriali di indicare nelle tessere sanitarie e nei fascicoli sanitari elettronici l’avvenuto deposito del testamento biologico nei registri comunali o presso un notaio, questo per rendere semplice e immediato l’accesso alle informazioni nel caso in cui sia necessario. In Italia i malati terminali sono circa 250mila ogni anno, molti dei quali subiscono un accanimento terapeutico che solo le dichiarazioni anticipate di volontà con valore vincolante per il medico possono fermare. L’autodeterminazione terapeutica di fine vita è legge negli USA dal 1991 ed è una realtà consolidata nei maggiori paesi europei, dove gli Hospice e le cure palliative sono una possibilità concreta. In Italia il Parlamento ha introdotto, con la Legge 38/2010, la terapia del dolore e le cure palliative domiciliari di fine vita nei livelli essenziali di assistenza ma purtroppo, spiegano dal Comitato Articolo 32 per la Libertà di cura “non sono in tanti a saperlo, per questo chiediamo che vengano date maggiori informazioni e una Legge sul fine vita che riprenda quanto previsto dalla Legge “Martini” depositata in Parlamento dal Senatore Furio Colombo, che elencava in maniera chiara tutte le terapie rinunciabili, comprese alimentazione e nutrizione artificiali, le disposizioni vincolanti per il medico e la sedazione palliativa terminale”.
Le informazioni sulle iniziative del Comitato Articolo 32 per la libertà di cura di Modena si possono trovare sul sito web di Arci Comitato Provinciale di Modena: www.arcimodena.org.

