
Tra i settori economici con andamento positivo ci sono autotrasporto, chimica, commercio, gomma/plastica, meccanica e moda; al contrario in contrazione sotto il profilo dell’occupazione alimentazione, cartotecnica, ceramica, edilizia, grafica, legno e turismo.
“La conferma indiretta di una crescita – sottolinea Munari – viene da alcuni fattori collegati: aumentano gli occupati nell’autotrasporto (e quindi legato alla mobilità delle merci) e anche nelle attività di facchinaggio/pulizie (settori legati alla logistica). Sono quindi numerosi, diversi e importanti i settori economici con andamento positivo: basti pensare ai due ‘colossi’ meccanica e moda, ma anche commercio e biomedicale”. Tra i segni meno una conferma viene dalla sofferenza di edilizia, turismo e del binomio cartotecnica/grafica, mentre per la prima volta è negativa l’alimentazione: “Si tratta – conferma il presidente Lapam – di un settore anticiclico per eccellenza e questo tipo di evidenza rispecchia purtroppo i dati nazionali di riduzione anche dei consumi alimentari”.
Due focus proposti dall’ufficio studi Lapam Confartigianato su artigianato da una parte e sociale dall’altra: l’artigianato ha una contrazione (-0,4%), mentre il sociale si produce in un balzo in avanti molto significativo (+4,5%): “L’artigianato diminuisce diversamente da altri anni, evidenziando forse una specificità dimensionale di questa ripresa economica; cioè la possibile correlazione tra classe dimensionale e propensione all’export. Si conferma invece l’incidenza del sociale nel fare occupazione (un dato che approfondiremo anche lunedì prossimo 16 marzo a Reggio Emilia al convegno del Gruppo Donne Lapam. Da ultimo – conclude il dirigente Lapam Confartigianato – merita una parola l’interessantissima diminuzione dei contratti a tempo determinato, indicatori generali della flessibilità. Forse si tratta di un primo affacciarsi sul mercato del lavoro delle cosiddette stabilizzazioni (precedenti il Jobs Act), frutto degli incentivi alle trasformazioni. Tutto questo forse non causato, ma almeno correlato, al contestuale aumento dei contratti a tempo indeterminato”.

