
“A tre anni dal terremoto – ha dichiarato Maurizio Marchesini, presidente di Confindustria Emilia-Romagna – il polo industriale mirandolese è ripartito anche grazie all’attiva collaborazione delle istituzioni regionali e locali, ma c’è ancora molto da fare per valorizzare di più e meglio un territorio che è fiore all’occhiello della filiera italiana della salute. Servono politiche industriali a livello centrale e regionale che puntino sulle imprese e le mettano in condizione di dare slancio all’economia e attrarre investitori esteri”.
“Tornare alla normalità è stato difficile – ha dichiarato il presidente di Assobiomedica, Stefano Rimondi -, soprattutto per le realtà più piccole. Ma la produzione nel distretto non si è mai fermata e oggi è tornata a pieno regime, fatturato ed export sono cresciuti. Le imprese, e soprattutto le persone che sono dentro le aziende, hanno dimostrato coraggio, tenacia e capacità di voltare pagina senza piangersi addosso. Purtroppo però le politiche di tagli alla Sanità degli ultimi anni sembrano non considerare questa realtà, continuando a introdurre meccanismi come il payback per i dispositivi medici che, al contrario, causeranno più danni del terremoto, facendo collassare il settore e comportando la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro”.
“È stato grazie al sostegno di tutte le istituzioni sul territorio – ha dichiarato Giuliana Gavioli (immagine), vicepresidente di Confindustria Modena e presidente Steering committee del Tecnopolo di Mirandola – se siamo riusciti a rialzarci fin da subito e a restare competitivi a livello globale. Il Tecnopolo si proietta al futuro proponendosi alla comunità internazionale con progetti scientifici attrattivi e come incubatore di start up, di cui il territorio è molto ricco”.

