
Tra il 2011 e il 2014, nei cinque centri di ricerca aderenti al progetto (Clermont Ferrand in Francia, Bologna in Italia, Wageningen in Olanda, Varsavia in Polonia e Norwich in Gran Bretagna) sono stati reclutati 2.665 volontari ultrasessantacinquenni. Di questi, 1.296 che risultavano in buona salute ed autosufficienti sono stati ripartiti metà in un gruppo di controllo e i rimanenti in un gruppo a cui sarebbe stata somministrata la “dieta mediterranea rinforzata” preparata ad hoc dai ricercatori NU-AGE.
E i risultati hanno premiato i cibi nostrani. Aumentando il consumo di cereali integrali, verdure, pesce e acqua (e conseguentemente l’introito di fibre e micronutrienti come acidi grassi omega3, zinco, ferro, vitamina B12) e riducendo al contempo il consumo di bevande alcoliche, dolci e sale, i soggetti che hanno seguito la dieta NU-AGE hanno mostrato una diminuzione dei livelli di proteina C reattiva, un noto marcatore di infiammazione sistemica del nostro organismo. Inoltre, nel campione analizzato, l’aderenza alla dieta NU-AGE è associata a un miglioramento del profilo lipidico in termini di rapporto tra colesterolo totale e HDL e livello di trigliceridi, e ad una riduzione della perdita di massa ossea tipica dell’età avanzata.
“I risultati mostrano che la dieta mediterranea riduce i casi di infiammazione”, spiega Claudio Franceschi, docente alla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Alma Mater e coordinatore del progetto. “Tuttavia questo tipo di alimentazione può anche avere effetti diversi sulla salute di uomini e donne nei diversi paesi europei”. Benché infatti il lavoro di analisi dell’immensa mole di dati raccolti sulla composizione e funzionalità della flora intestinale, sistema immunitario, genetica ed epigenetica, trascrittomica e metabolomica sia ancora in corso, i numeri mostrano che i processi che vengono modificati dalla dieta proposta sono diversi in base al genere e al paese di origine e residenza. Per mantenere la salute della popolazione anziana maschile e femminile nei diversi paesi sarà quindi necessario personalizzare e diversificare la dieta a seconda degli specifici fabbisogni nutrizionali, delle abitudini culturali e dello stile di vita delle persone anziane.
Alcune soluzioni sono già allo studio. In particolare si pensa a meccanismi cellulari e molecolari in grado di modulare la risposta dell’organismo alla nutrizione e a nuovi prototipi funzionali di alimenti, studiati apposta per gli anziani, sviluppati nell’ambito di NU-AGE, che potranno diventare prodotti competitivi sul mercato, incrementando anche la capacità e il know-how dell’industria alimentare europea in questo delicato e importante settore.

