
“Sono contenta- ha commentato Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al welfare- che al centro delle nostre azioni ci sia sempre la tutela dei minori e la difesa strenua dei loro diritti. L’affido temporaneo sia in famiglia che in comunita è una risorsa preziosa che riflette la generosita delle famiglie emiliano-romagnole e che spesso risolve tante situazioni di disagio”.
Ora il provvedimento andrà al vaglio della Giunta.
La legge.
Nella legge recentemente approvata, per quanto riguarda gli affidi, viene definita una gerarchia dei soggetti cui possono essere affidati i minori: al primo posto le famiglie, poi i nuclei mono-genitoriali, quindi le strutture residenziali. Ovviamente la decisione resta al giudice, che può disporre destinazioni diverse a seconda dei singoli casi. Il progetto di legge si allinea così alla normativa statale, mentre al momento quella regionale parifica le famiglie alle strutture residenziali. Oggi si è anche riunita presso l’assessorato regionale al welfare il tavolo tecnico di confronto, composto da rappresenti degli enti locali e del terzo settore, per ragionare sull’affido familiare in termini di dimensione del fenomeno e proposte di miglioramento.
Secondo gli ultimi dati disponibili, in Emilia-Romagna i ragazzi temporaneamente fuori dalla famiglia d’origine (senza la presenza della madre) sono 2.569, pari al 3,6 per mille dei residenti minorenni. Di questi, 1.225 sono in affidamento familiare a tempo pieno e 1.334 in comunità residenziali, nelle quali peraltro si registra una significativa presenza di minori stranieri non accompagnati. Vi sono inoltre differenze territoriali, è dunque su questi aspetti che la regione intende promuovere lo scambio delle migliori esperienze.
Dati affido in Emilia-Romagna (dicembre 2015)
Pressoché impossibile fare un raffronto su scala nazionale con le altre Regioni. L’ultimo dato raccolto in maniera abbastanza sistematica dal MLPS risale al 2012: furono rilevati 14.194 minori in affidamento e 14.255 minori in comunità. Tentativi d’indagine più recente (ISTAT e GARANTE NAZIONALE) risultano i disomogenei, come ampiamente dimostrato dal recentissimo IX rapporto nazionale di monitoraggio sulla Convenzione ONU


