
Un Ferragosto, dunque, da dimenticare per i produttori dell’Emilia-Romagna che si trovano a fare i conti con i primi listini, indicativi, riferiti al conferimento del prodotto. Lo scenario non lascia dubbi: le colture arboree stanno cedendo il passo di fronte alla crisi dei prezzi dovuta alla scarsa competitività della frutta italiana rispetto a quella estera e alla maturazione in contemporanea di svariate varietà, accelerata dal clima africano, che ha creato un parziale eccesso di offerta sui mercati. In più, quest’anno, sono lievitati i costi di produzione soprattutto per l’aggravio derivante dal consumo di energia elettrica. «L’irrigazione di soccorso è costata 5 centesimi in più al chilo e non è bastata perché la pianta ha sofferto comunque delle ondate di calore. Così il calibro raccolto è risultato lontano dallo standard valorizzato dal mercato e richiesto dal consumatore. Chi adesso conferisce il prodotto, fa i conti con prezzi che vanno dai 47 ai 52 centesimi/kg per le pesche gialle di eccellente pezzatura, ma non ce ne sono. Infatti la maggior parte dei frutti raccolti si ferma al calibro B e C, con quotazioni dai 10 ai 19 cent al chilo quando i costi di produzione si aggirano in media sui 50 cent/kg (fonte CRPV e Unibo)» spiega il presidente regionale degli imprenditori agricoli. Le albicocche? «Quelle superiori ai 55mm di diametro sono prezzate anche 1.10 euro/kg ma si contano sulle dita di una mano… Molte sono piccole, fuori standard, che possono essere destinate solo all’industria e valgono dai 4-6 cent/kg. Difficile far quadrare il bilancio – sottolinea Tosi – se produrle costa mediamente sui 65-75 centesimi al chilo (fonte CRPV e Unibo)».
Anche il calibro delle pere, soprattutto le varietà precoci, ha risentito delle alte temperature. Solo chi ha potuto disporre di adeguati sistemi irrigui “sopra chioma” o di moderni impianti di “fertirrigazione” che prevedono peraltro grossi investimenti aziendali, ha ottenuto raccolti di buona qualità. Secondo le contrattazioni concluse in campo, rilevate dalle Camere di Commercio locali, la varietà Carmen è quotata dai 65 agli 80 cent/kg; la Santa Maria dai 68 ai 73; la Williams destinata al consumo fresco, con caratteristiche ottimali, dai 50 ai 60 cent/kg (per uso industriale: sciroppo, 35-40 cent; succo: 18-22) e la Conference dai 50 ai 70 cent. I costi di produzione dipendono da diversi fattori (su tutti, qualità e quantità), comunque non vanno mai al di sotto dei 48 centesimi al chilo e nel caso della pera Abate si possono raggiungere persino i 65-70 cent/kg (fonte CRPV e Unibo).
I bilanci in rosso non si fermano qui. Le prime mele raccolte sono mini. «Non va meglio – conclude il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna – neppure per chi produce kiwi (sono 4.405 gli ettari coltivati ad actinidia in regione) e raccoglierà alla fine di ottobre: la varietà più diffusa (Hayward) vive il suo momento clou, che determina l’accrescimento del frutto, proprio nei mesi di giugno e luglio quindi la sua stagione si preannuncia critica».
Informa un comunicato stampa di Confagricoltura Emilia Romagna giunto in redzione.

