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“Porta a porta”: brillante operazione dei carabinieri di Reggio Emilia contro le truffe agli anziani

Le Pagine Bianche erano la loro “Bibbia”: consultando il sito internet www.paginebianche.it avevano cura di trovare nomi “propri” di persona che si usavano generalmente nel ‘900 per avere la certezza di contattare individui della terza età a cui i “telefonisti”, spacciandosi per “Carabinieri”, “Avvocati” o “Agenti di società assicurative”, rappresentavano un falso e  grave sinistro stradale in cui era rimasto coinvolto un prossimo congiunto della vittima (solitamente, un figlio o un nipote), richiedendo somme di denaro o preziosi per la sua “liberazione” da consegnare ad un “esattore” in zona.

Per essere credibili invitavano anche l’anziano vittima di turno a chiamare il “112” e poi, tenendo la linea telefonica aperta, alla chiamata rispondeva un complice che la vittima credeva essere i Carabinieri. Il secondo interlocutore (spacciandosi per operatore del 112) confermava all’anziano quanto già anticipato nella prima telefonata, avendo però cura di carpire alla vittima più dati sensibili possibili. E’ a questo punto che interveniva il falso avvocato per chiedere il pagamento di una “cauzione”, generalmente di alcune migliaia di euro o preziosi, affinché il parente non patisse conseguenze legali con pene detentive.

In questo caso, la telefonata si protraeva proprio al fine di accrescere l’angoscia e la confusione della povera vittima, minacciandola ed inducendola al pagamento a favore di altro malvivente, l’”esattore” che, indicato dall’avvocato come suo assistente, si presentava all’abitazione dell’anziano per incassare il maltolto. Nel caso la vittima non possedesse i contanti in casa, i truffatori si rendevano addirittura disponibili ad accompagnarla in banca per prelevare le somme che arrivavano anche a superare i 4.000 euro; in un caso – avvenuto in Liguria – i malviventi riuscivano a farsi consegnare “gioielli” per un controvalore di  centomila euro.

Una vera e propria società del crimine quella sgominata dai carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia nell’operazione non a caso ribattezzata Porta a Porta. I militari del nucleo investigativo del comando Provinciale di Reggio Emilia – coordinati dalla Dr.ssa Maria Rita Pantani, sostituto presso la Procura reggiana titolare dell’inchiesta – anziché limitarsi a focalizzare le attenzioni investigative sui singoli episodi denunciati dalle numerose vittime, hanno deciso di ampliare la sfera d’indagine “fiutando” e “seguendo” tutti gli spostamenti dei truffatori che, con base operativa nell’hinterland partenopeo, si muovevano continuamente in lungo e largo per tutta la penisola.

All’alba di ieri mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia, unitamente ai colleghi territorialmente competenti, hanno dato corso tra la Campania, Lazio, Puglia, Lombardia e Calabria all’operazione non a caso ribattezzata Porta a Porta concretizzatasi in una trentina di perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati e l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia su richiesta della D.ssa Maria Rita Pantani nei confronti di parte degli indagati.

I militari reggiani, in collaborazione con i colleghi dei comandi Provinciali competenti, hanno operato a Napoli, Roma, Bari, Catanzaro e Caserta, eseguendo un’ordinanza di applicazione di misura cautelare nei confronti di 3 persone (1 ai domiciliari e 2 obblighi di dimora), emessa dal giudice per le indagini preliminari di Reggio Emilia – Dott. Giovanni Ghini – su richiesta della Procura reggiana. Nel corso delle 31 perquisizioni eseguite dai carabinieri nei confronti degli indagati è stato sequestrato ingente materiale comprovante le responsabilità dei prevenuti in ordine ai reati contestati, tra cui una ventina di telefoni, una cinquantina di schede telefoniche, contratti con gestori di telefonia, svariati tablet e tessere bancomat.

Le persone arrestate, sottoposte a misure cautelari e indagate nel procedimento, sono accusate – a vario titolo – di associazione per delinquere finalizzata ai reati di associazione a delinquere, estorsione, rapina, furto in abitazione, sostituzione di persona, violenza privata e circonvenzione di persone incapaci, con l’aggravante della continuazione, commesse nell’intero territorio nazionale almeno a partire dal gennaio del 2016.

Quella svolta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia, sotto il diretto coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Emilia, è stata un’operazione dalle dimensioni impressionanti, che in oltre un anno di attività ha permesso di accertare la commissione di un centinaio di truffe ai danni di anziani con un illecito profitto per l’organizzazione criminale di circa mezzo milione di euro.

Gli indagati, quasi tutti residenti nel napoletano, avevano tutti un proprio ruolo:

a)   gli organizzatori che individuavano le vittime e distribuivano i compiti ad ognuno;

b)  gli addetti alla “logistica” che si occupavano del reperimento delle “utenze telefoniche mobili”, spesso intestate a soggetti stranieri mai giunti in Italia, e del noleggio di autovetture usate per gli spostamenti; degli alberghi e le somme per il pernottamento e viaggio;

c)   i telefonisti che, quasi sempre da Napoli, contattavano le vittime;

d)  gli “esattori”, che, pronti nelle vicinanze delle abitazioni degli anziani, al segnale ricevuto dai telefonisti, si presentavano per riscuotere quanto preteso.

Per eludere eventuali indagini, i truffatori adottavano alcune cautele come cambiare frequentemente la zona di azione, sostituire continuamente i cellulari e le “schede sim” utilizzate e rivolgersi a più società di noleggio per le auto utilizzate.

Durante lo sviluppo delle indagini, grazie alle attività tecniche di intercettazione telefonica sono state colti in flagranza di reato 12 degli odierni indagati (4 arrestati e 8 denunciati), recuperando nel contempo somme e preziosi provento dei delitti in esame.

L’operazione “Porta a Porta” rappresenta il momento repressivo di quella strategia complessiva che l’Arma ormai da tempo persegue con una capillare campagna informativa di prevenzione, rilanciata sui mass-media nazionali e locali, portata avanti in modo capillare anche dai Comandanti di Stazione i quali, in collaborazione con i parroci autorizzati dal Vescovo di Reggio Emilia su richiesta del Comandante Provinciale dei Carabinieri reggiani, continuano a e diffondere consigli antitruffa alla popolazione sensibilizzandola persino durante le paesane funzioni religiose.