
Tali arresti erano il felice epilogo di un’attività investigativa complessa che ha preso le mosse da due rapine avvenute qualche mese prima sempre a Bologna, ovvero il 14 giugno 2017 ai danni del Banco BPM spa e il 28 luglio 2017 ai danni della Cassa di Risparmio di Ravenna. In entrambi i casi il modus operandi era lo stesso, ovvero due uomini senza l’impiego di armi, né travisamento, agendo con un comportamento minaccioso e coartivo, connotato da elevatissima professionalità criminale, dopo aver mantenuto per oltre un’ora tutte le persone presenti all’interno degli istituti di credito in uno stato di privazione della libertà, attendendo l’apertura della cassa temporizzata dello sportello bancomat, riuscivano a prelevare la somma rispettivamente di 73.245,00 € e di 99.690,00 €. Dopo aver chiuso clienti e dipendenti all’interno di una stanza, privandoli della loro libertà personale anche in un momento successivo al compimento della rapina, fuggivano a bordo di motociclo oggetto di furto.
Proprio a seguito della seconda rapina gli investigatori di questa Squadra Mobile acquisivano le immagini di alcune telecamere che riprendevano il momento del cambio di veicolo e i due rapinatori, poi identificati nel G.F. e nel L.G., che, dopo aver abbandonato il motociclo rubato, salivano uno a bordo di una utilitaria nera, l’altro a bordo di una moto enduro bianca e rossa. Entrambi i veicoli risultavano intestati a una cittadina moldava convivente di C.G., colui che di fatto veniva riconosciuto come conducente della moto enduro Yamaha.
La susseguente attività investigativa, condotta mediante presidi tecnologici e numerosi pedinamenti, consentiva di comprovare come il C.G. avesse svolto il ruolo di basista del gruppo, occupandosi di andare a prendere in aeroporto e poi di ospitare a casa propria i cittadini siciliani che a fine settembre giungeranno a Bologna per tentare di perpetrare le due rapine in banca per le quali verranno tratti in arresto in flagranza di reato. C.G. di fatto reperiva anche i mezzi puliti e quelli rubati ed effettuava i sopralluoghi e quant’altro utile alla buona riuscita delle rapine.
A seguito della comparazione fisiognomica resa possibile grazie all’arresto in flagranza di L.G. e G.F., all’epoca incensurati, era possibile riconoscerli con certezza come coloro che avevano fatto accesso all’interno dei due istituti di credito e si erano resi responsabili delle due rapine consumate.
Il GIP, nel valutare la sussistenza delle esigenze cautelari, ha sottolineato l’elevata professionalità dell’agire illecito degli indagati, giudicati inseriti in un contesto malavitoso strutturato, caratterizzato da una complessa organizzazione di mezzi e di persone, corroborato dall’elevato numero di rapine poste in essere in un breve lasso di tempo e che hanno fruttato ingenti profitti.

