
Altrettanto fondamentale, per il presidente Manghi, sarà coinvolgere i privati a fianco del “pubblico, che ha un ruolo di programmazione e, prima di tutto, di convincimento sul fatto che questa è la direzione da intraprendere e che il turismo è un fattore determinante per la tenuta e lo sviluppo di un territorio: molti privati, compresa la Curia, sono intenzionati a esercitare un ruolo da protagonisti nella promozione, a noi spetta metterli in condizione di farlo per l’interesse collettivo e, attraverso questo piano strategico, sarà certamente più semplice”.
“E’ uno studio corretto e preciso, che ci indica le tante potenzialità, ma non nasconde i problemi a partire dalla ricettività che è un punto dolente e non solo a Canossa”, ha detto il sindaco Luca Bolondi spiegando come il Comune abbia intrapreso questo cammino “dopo il messaggio molto forte che ci è giunto dal massiccio investimento effettuato dalla Regione e soprattutto dallo Stato, 3,2 milioni per la messa in sicurezza e la valorizzazione del castello”. “Il compito del Comune è principalmente quello di mettere in condizione chi vuole investire di poterlo fare e l’essere riusciti a coinvolgere i primi privati e ad avviare già i primi cantieri ci rende fiduciosi”, ha aggiunto riferendosi agli interventi che la Antichi poderi di Riverzana e la Canossa San Biagio, rappresentati dal coordinatore dei progetti Vasco Mazzieri, hanno in corso.
Il dettaglio del Piano strategico – “uno strumento fondamentale che in Europa, ma purtroppo non Italia, esiste da oltre vent’anni” – è stato quindi presentato dagli architetti Massimo Casolari e Paolo Soragni, che hanno efficacemente illustrato quanto prospettive e potenzialità travalichino i confini non solo reggiani. “Da Canossa vogliamo arrivare al bacino del lago di Garda, polarità primaria europea per il turismo internazionale con 23 milioni di presenze/anno, sino al sistema turistico Cinque Terre-Versilia, oltre 6 milioni di presenze/anno, sfruttando anche le sinergie con il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano – hanno detto – Primo passaggio fondamentale sarà quello di investire sulla “Strada dei Castelli reggiani”, ovvero l’asse pedemontano che da Sala Baganza porta a Maranello e dunque a ovest verso il circuito dei castelli di Parma e Piacenza e a est verso il futuro casello di Sassuolo dell’Autobrennero e la motor valley. Ma altrettanto importante sarà far decollare quattro polarità come la Reggia di Rivalta, i castelli di Bianello e Rossena e l’ex convento di Montefalcone, nonché spingere il Ministero a ripensare totalmente il museo di Canossa”.

