
Questo il commento di Tullia Bevilacqua, segretario regionale Ugl Emilia-Romagna, ai dati del quinto Rapporto 2018 dell’Osservatorio permanente Cna sulla tassazione delle piccole e medie imprese italiane.
Reggio Calabria è il capoluogo d’Italia con la maggiore tassazione per le piccole imprese con un Total tax rate del 73,4% e al secondo posto assoluto c’è da Bologna (con un carico fiscale complessivo sulle imprese del 72,2% del reddito.
Tolte le metropoli e le città del Sud dove la tassazione è molto alta anche nelle altre città capoluogo dell’ Emilia-Romagna si assiste ad una crescita continua della tassazione per le imprese e in molti casi sopra la media nazionale (che è pari al 61,4%) o di poco sotto questa soglia comunque elevata: a Forlì è al 63,3% del reddito, a Cesena al 63,1% , a Rimini al 60,1% e Ravenna al 60%.
Fra le città meno tassate d’Italia in rappresentanza della nostra regione c’è soltanto Imola , con un Total tax rate che incide per il 54,9%.
“Per spiegare meglio come queste cifre siano un incubo per le imprese basta ricordare – prendendo a modello Forlì – che: con un reddito di 50.000 euro all’anno nel 2018 un’azienda pagherà ben 31.672 euro di tasse, potendo disporre appena di 18.328 di liquidità. Con queste cifre sono ridotti all’osso i margini per nuovi investimenti, sviluppo di impresa e creazione di nuovi posti di lavoro”: ricorda Tullia Bevilacqua.
“Per le imprese c’è lo spettro delle tasse, ma per i lavoratori italiani – aggiunge il segretario regionale Ugl Emilia-Romagna – la beffa degli effetti di una tassazione così alta. Con le imprese che per essere più competitive, e non potendo più contare come ai tempi della lira sulla svalutazione della moneta, oggi si creano elasticità contabile sui salari, abbassandoli, e quindi svalutandoli, a livelli di neo schiavismo come nei settori delle telecomunicazioni , dei call center e dei riders (trasporto pizze e cibo in bici, ndr)”.
L’appello di Tullia Bevilacqua è quello agli enti locali ed al governo di: “ridurre per propria competenza il carico fiscale a danno delle imprese, nella piena consapevolezza – pur in un quadro dove l’ Unione Europea rimane all’ ossessiva ricerca dell’equilibrio dei conti pubblici paralizzando l’economia degli stati membri, a partire dall’Italia – che senza riforma del fisco e sostegno al reddito ed al lavoro non si possa creare una ripresa strutturale che ci possa far risorgere dalla crisi del 2008 e innescare fiducia e speranza nella nostra comunità”.

