
“Non di rado – continua Sabrina Nanni – i territori più colpiti da una riduzione sconsiderata degli sportelli sono proprio quelli montani o in difficoltà economica: area Novafeltria (-44%), area Copparo (-32%), Forlì (-28%) o Gaggio Montano (-24%). Numeri che testimoniano una politica bancaria con un’affannosa ricerca del profitto subito, ma totalmente priva di programmazione, visione sociale e cultura del lavoro e in evidente contraddizione con la stessa legge che, alla stregua ad esempio degli uffici postali, descrive le banche come servizi pubblici essenziali”.
Tesi, quelle della leader dei bancari della Cisl Emilia-Romagna, ampiamente supportate dai dati elaborati dall’ufficio studi nazionale della categoria.
Difatti, nonostante nei sette anni considerati i depositi nelle banche del territorio regionale siano aumentati del 40%, i prestiti sono calati dell’8%, con riduzione dei finanziamenti drammatica in territori chiave per il sistema economico e sociale regionale. E’ il caso ad esempio di Gaggio Montano, dove il settore della fabbricazione delle macchine ha perso il 36%, del comparto pelle e cuoio di Cesenatico, con una riduzione dei prestiti del 30% o dell’agroalimentare dell’area di Santa Sofia, con un -29%. Numeri problematici che a livello generale vanno a ridimensionarsi solo perché, “con il sisma che ha colpito l’Emilia nel 2012, fortunatamente i prestiti alle aziende delle zone modenesi e reggiane sono stati più generosi”.
“Ora – conclude la sindacalista – è giunto il momento di invertire una rotta palesemente sbagliata. E’ giunto il momento che le banche tornino a fare le banche, a fare sistema, focalizzando l’attenzione sulle prospettive di crescita futura, sull’occupazione e sui bisogni reali dell’economia emiliano-romagnola. In una fase economica come quella che stiamo vivendo, perpetuare l’errore e non concedere prestiti equivarrebbe a porre un ulteriore freno alla già fragile ripresa del sistema delle piccole e medie imprese”.

