
“La Regione Emilia-Romagna è tra le prime in Italia ad aver avviato una campagna di rilevazione di glifosate e Ampa, investendo risorse importanti per l’acquisto delle tecnologie necessarie: i risultati sulle acque potabili sono un’ulteriore conferma dell’efficacia dei processi di potabilizzazione attivi sul nostro territorio- afferma l’assessore regionale all’ambiente, Paola Gazzolo-. Su fiumi e acque superficiali i dati sono preliminari: nel 2019 il lavoro continuerà per coprire l’intero arco di dodici mesi e solo così sarà possibile interpretare nel modo corretto lo stato ecologico dei corpi idrici. Proseguirà inoltre – conclude – l’impegno di Arpae nell’approfondimento delle conoscenze relative al profilo tossicologico del glifosate e delle molecole correlate, in collaborazione con il Ministero della Salute italiano e altre Istituzioni europee e internazionali. L’attenzione è massima, come dimostrano le limitazioni all’uso del glifosate in aree frequentate dalla popolazione introdotti in Emilia-Romagna già dal 2016: l’obiettivo è prevenire rischi per la salute umana e l’ambiente”.
“Siamo da sempre impegnati nella riduzione dell’uso di prodotti chimici in agricoltura e nella promozione di pratiche di coltivazione sostenibili- spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli-. Grazie al costante lavoro del Servizio fitosanitario regionale e ai fondi del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) e dell’OCM ortofrutta abbiamo portato la superficie a biologico a 152.000 ettari, quasi raddoppiando il dato del 2014, ed esteso l’applicazione dei disciplinari di produzione integrata, che prevedono un uso ridotto e mirato dei prodotti di sintesi, alla maggioranza delle colture ortofrutticole e viticole, con 110.000 ettari sostenuti da aiuti diretti. Quanto al glifosate, i nostri disciplinari dal 2019 prevedono una riduzione del 70% della dose da etichetta per le colture frutticole e viticole e di quasi l’80% per quelle orticole, più una serie di divieti d’uso specifici per i capofossi e le zone marginali aziendali. Siamo consapevoli che occorre non solo ridurre ma trovare anche dei sostituti al glisofate, considerando il fatto che l’autorizzazione all’uso scade comunque a fine 2022. Proprio per questo con il PSR sosteniamo anche progetti per la sperimentazione di metodi e tecniche innovative, come l’agricoltura di precisione, che contribuiranno a individuare alternative praticabili e a ridurre ulteriormente l’uso di erbicidi e pesticidi minimizzando le dispersioni in ambiente”.
Di cosa stiamo parlando
Il gliofosato, o glifosate, è l’erbicida (la molecola ad azione fitosanitaria) più impiegato al mondo. In Italia il ministero della Salute ha emanato un decreto – entrato in vigore nell’agosto 2016 – che tra l’altro ne vieta l’uso in fase pre-raccolta dei prodotti agricoli e nelle aree urbane frequentate da bambini e anziani.
Prima della norma statale, nel mese di aprile, la Regione Emilia-Romagna ha approvato linee guida che ne hanno vietato l’impiego in aree frequentate dalla popolazione: parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie.
L’impegno della Regione per ridurre i pesticidi in agricoltura
La Regione Emilia-Romagna, attraverso il lavoro del servizio fitosanitario e i fondi del Programma di sviluppo rurale (Psr) e dell’Organizzazione comune di mercato (Ocm Ortofrutta), promuove da tempo pratiche agricole a ridotto impatto ambientale come l’agricoltura biologica, che non utilizza prodotti di sintesi, e la produzione integrata, che prevede l’adozione di specifici disciplinari per ridurre ed ottimizzare l’utilizzo di tali prodotti.
Grazie a questo impegno, che nel 2018 ha mobilitato risorse per 56 milioni di euro, la superficie coltivata a biologico ha raggiunto l’estensione di 152.400 ettari, il 15% della superficie agricola utilizzata regionale, con un incremento del 74% rispetto al 2014, anno di inizio della nuova programmazione. Mentre le superfici oggetto di contributi per la produzione integrata hanno raggiunto i 110.000 ettari, l’11% della superficie agricola regionale, interessando in particolare le coltivazioni ortofrutticole. La superficie interessata dall’applicazione dei disciplinari di produzione integrata (Dpi) risulta comunque ben superiore a quella beneficiaria di aiuti nell’ambito del Psr o Ocm.
I disciplinari della produzione integrata contengono norme tecniche più restrittive rispetto a quelle di legge che si applicano per le coltivazioni con pratiche convenzionali. Per quanto riguarda in specifico il glifosate, i disciplinari prevedono il divieto di utilizzo nelle tare aziendali e nei capofossi; per le colture frutticole e la vite da inizio anno è stato introdotto l’obbligo di localizzare l’intervento in bande lungo le fila su una superficie massima del 30% (riduzione del 70% della dose di etichetta); per le colture estensive, industriali ed orticole, sempre da inizio anno è stato introdotto il vincolo di utilizzare il prodotto ad una dose massima di 2 l/ettaro/anno (riduzione dell’78% del quantitativo complessivamente distribuibile dall’azienda agricola).

