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A Modena il Consiglio adotta la variante al RUE per semplificare e favorire la rigenerazione

Aggiornare le norme tecniche di attuazione, allineandole alle normative che negli ultimi anni hanno profondamento modificato il quadro della materia edilizia, eliminare incongruenze e coordinare previsioni di propria competenza con le disposizioni sovraordinate e sopravvenute, ma soprattutto recepire le esigenze di semplificazione e le proposte di modifica che possono favorire i processi di rigenerazione urbana, migliorare la qualità delle costruzioni e i parametri ecologico-ambientali, favorire la mobilità sostenibile.

È con questi obiettivi che il Comune di Modena, nel percorso di definizione del nuovo Pug, il Piano urbanistico generale, ha deciso di aggiornare il Regolamento urbanistico edilizio del 2003. Il Consiglio comunale nella seduta di oggi, giovedì 4 aprile, ha adottato la variante al Rue per la quale si apre ora il percorso delle osservazioni. Sarà il nuovo Consiglio comunale a esaminarle per l’approvazione definitiva dopo l’estate.
L’adozione della variante ha ottenuto il voto di Pd, Sum e CambiaModena; hanno votato contro Forza Italia e Energie per l’Italia, mentre non hanno partecipato al voto Movimento 5 Stelle e Modena Volta Pagina. Con analoga votazione è stato approvato anche un ordine del giorno del Pd di sostegno al provvedimento, presentato dal consigliere Diego Lenzini, nel quale si impegna l’amministrazione a “continuare il confronto con gli ordini e i corpi intermedi interessati al fine di arrivare ad un documento da approvare pienamente condiviso con la città”.

La variante è stata illustrata dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli che ha precisato come tra gli adeguamenti alla normativa si sia reso necessario anche il superamento delle due definizioni di “ripristino tipologico” e “riqualificazione e ricomposizione tipologica”, non più compatibili con la legge regionale del 2013 e causa in questi anni di molte incertezze nel lavoro dei tecnici e dei progettisti. Si è stabilito quindi che il “ripristino tipologico” venisse equiparato agli “interventi di ristrutturazione edilizia” e la “riqualificazione e ricomposizione tipologica” agli “interventi di restauro e risanamento conservativo” che, in questo modo, entrano nel nuovo Rue (prima, nonostante fossero previsti dalla legge regionale del 2013, non erano normati dal Regolamento) consentendo anche di sfruttarne le relative opportunità.

Questo tipo di vincolo riguarda circa 3.700 edifici, meno del 5 per cento degli 80 mila edifici della città, e dal 2014 a oggi le pratiche edilizie di questa categoria sono state mediamente quattro all’anno, rispetto alle 1.200 complessive (tra scia e permessi di costruire), un dato che per i tecnici conferma il buon stato di conservazione per gran parte di questo patrimonio: villini e palazzine del primo Novecento, ville storiche, edifici rurali.
Tra le opportunità che si aprono con il vincolo c’è quella di consentire la rifunzionalizzazione a residenziale per gli edifici rurali (non possibile per quelli non vincolati), la possibilità del cambio di destinazione d’uso per gli edifici nel tessuto urbano (cosa che può rendere più sostenibile un intervento di riqualificazione) e la non onerosità per gli interventi di restauro che in questo modo non vengono assoggettati al pagamento del contributo di costruzione.
Nel periodo delle osservazioni, aperte a tutti i soggetti della città (dagli ordini ai collegi professionali, fino alle associazioni di categoria, culturali e imprenditoriali), comunque, i proprietari degli edifici sono invitati a segnalare se ritengono la presenza o l’assenza del vincolo un fatto a cui porre rimedio.

In termini generali, con le novità introdotte nel Rue potranno essere favoriti i processi di rigenerazione urbana incentivando il recupero e la riconversione, per esempio, con modalità attuative che ampliano le possibilità di realizzare interventi edilizi diretti convenzionati in sostituzione dei Piani urbanistici attuativi. In alcuni casi, inoltre, si evita il pagamento del contributo straordinario.
Con il riordino della disciplina delle costruzioni, inoltre, si punta a una migliore qualità si inseriscono maggiori elementi ecologico ambientali: dagli indici di permeabilità alle piantumazioni di alberi a arbusti, anche in aree diverse da dove si interviene se non ve n’è la possibilità. Alzando il parametro della superficie residenziale per l’obbligo di parcheggi si contribuisce anche alla riduzione del consumo di suolo, mentre per favorire la mobilità sostenibile si prevedono dotazioni di aree di sosta per le biciclette e per i veicoli elettrici, con apposite predisposizioni.

Inserita anche una specifica normativa per le attività legate al gioco d’azzardo (dalle sale scommesse alle sale bingo) disciplinandone le dotazioni di parcheggi e la possibilità di insediamento negli ambiti produttivi così come indicati dal Psc a esclusione dei “Torrazzi” e di “Via Emilia Ovest” e delle aree per distribuzione dei carburanti.