
Detto questo non sottovalutiamo gli aspetti critici del bando, soprattutto laddove sono stati eliminati i servizi educativi e di accompagnamento e la riduzione dei contributi non allineati ai prezzi di mercato modenesi”.
Garantire, a fatica, solo l’alloggio e il vitto senza investire nell’integrazione dei richiedenti protezione umanitaria sul territorio, rischia di far perdere al nostro territorio un’opportunità importante per il nostro tessuto sociale ed economico. Servizi come la ricerca attiva del lavoro, l’inserimento scolastico, la formazione professionale, che per altro Porta Aperta garantisce a tutte le persone di cui si fa carico, sono le reali condizioni per l’integrazione, così come per uscire dalla marginalità sociale.
“Mentre confermiamo la nostra collaborazione, invitiamo le istituzioni a rivedere l’impostazione che si va affermando, a partire dalle buone prassi che in questi anni abbiamo insieme praticato, ma imparando anche dalle difficoltà che abbiamo incontrato, per affermare un modello di intervento sociale che vada bene per tutti e, in questo modo, migliorare la coesione sociale della nostra città”.

