
Una struttura pensata in ogni dettaglio, con interni fatti tutti realizzare apposta, incontra l’energia e la capacità espressa da molti ragazzi e ragazze in città, uniti dalla passione della musica e la voglia di stare insieme. Il risultato è scritto. Notti di musica e divertimenti memorabili, con quasi tremila presenze a serata che salgono a ottomila, se nel conto volessimo inserire anche quelle degli altri locali confinanti e attivi. Guardandolo oggi, mentre viene giù un po’ per volta, appare difficile immaginarsi che lì dentro, qualcuno portò dei cavalli veri, provenienti da Vallurbana, a fare da scenografia per la mitica festa dedicata a Zorro. Sempre guardando la struttura in questi giorni, fa un certo effetto pensare che al piano superiore, al bar per la precisione, passasse qualche serata in compagnia di amici e di un bicchiere di jack Daniels, anche l’imperatore di Modena, quel Vasco Rossi, campione mondiale di presenze a un concerto rock. I viaggi nel tempo non sono possibili, né per le persone e tanto meno per le cose. Di certo, è possibile viaggiare a bordo di un’astronave chiamata emozione, e con quella andare a rivivere, la domenica pomeriggio o quella sera, in cui il cuore ha battuto più forte del solito.
Il GOYA non ci sarà più a guardarsi negli occhi con la facciata sud di Palazzo Ducale, al suo posto avremo delle eleganti palazzine residenziali e una nuova parte di verde pubblico. Personalmente trovo affascinante il tentativo che la gestione dello YAGO (anagramma di GOYA), sta cercando di fare, in altre parole riutilizzare l’insegna originale, invertendone le lettere. Un modo come un altro per non farlo spegnere del tutto.
Claudio Corrado

