
L’indagine, avviata nel 2017 grazie anche alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ha consentito di ricostruire ruoli, gradi, gerarchie e regole di funzionamento all’interno dell’organizzazione criminale, nonché i diversi reati che hanno permesso all’organizzazione stessa la propria sopravvivenza ed il dominio in alcuni ambiti criminali: spaccio di sostanze stupefacenti, uso indebito di strumenti di pagamento elettronico, oltre a frequentissimi e violenti scontri con organizzazioni criminali nigeriane contrapposte.
Tipico e conosciuto soltanto dagli adepti il modo di comunicare; rituale e prestabilito il modo di ingresso all’interno dell’organizzazione, di affiliazione, rigidissime le regole di comportamento e puntualmente codificate che ripercorrono in parte quelle più conosciute delle organizzazioni di tipo mafioso italiane.
I provvedimenti restrittivi ed una serie di perquisizioni, disposte sempre dalla DDA-Procura della Repubblica di Bologna, sono stati eseguiti nelle città di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Forlì, Cesena, Ravenna e Bergamo.

