
Si tratta di un ambito importante di un più vasto Piano di sorveglianza e monitoraggio delle malattie della fauna selvatica, attivo tutto l’anno e riguardante diversi tipi di malattie, che vede il coinvolgimento degli Uffici Faunistici, del Corpo di Polizia provinciale, della sezione locale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, dei Carabinieri Forestali e con la collaborazione dei cacciatori, organizzati in ATC (Ambiti Territoriali di Caccia). Sono loro, infatti, a conferire i campioni di fauna selvatica, anche rinvenuti in difficoltà o morti. Avviato nel 2007 e promosso dal Servizio Veterinario dell’Emilia-Romagna, il controllo sanitario sugli animali selvatici permette non solo di avere informazioni fondamentali sul loro stato di salute, ma di valutare di conseguenza gli eventuali rischi per l’uomo e per gli animali domestici o da allevamento.
Per il controllo del West Nile Disease (WND), tale attività affianca le altre previste dal Piano Arbovirosi e consente l’individuazione del virus negli uccelli selvatici, permettendo la precoce rilevazione delle aree interessate e l’eventuale attivazione delle necessarie misure per contrastare la diffusione della malattia. “Per ottenere la migliore attuazione delle azioni previste dal Piano – spiega Cristiana Corsini del Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria dell’Ausl di Modena – è indispensabile un coordinamento fra i diversi attori che contribuiscono all’attività di rilevazione dei casi, campionamento, conferimento e analisi. Per questo motivo è un veterinario appositamente formato sulle malattie degli animali selvatici e sul Piano Regionale di Sorveglianza a coordinare le procedure, assicurando il monitoraggio dello stato di avanzamento del Piano”.
I dati – Nel 2018 in provincia di Modena sono stati conferiti 83 campioni da corvidi per la rilevazione di WND, mentre nel 2019 (al 14 luglio) sono stati controllati a Modena 83 campioni sui corvidi e 18 su altri uccelli selvatici.

