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Proseguire nella ricerca della verità per Regeni: lo chiede l’odg approvato dal Consiglio comunale di Modena

Ribadire l’adesione alla campagna “Verità per Giulio Regeni”, mantenendo lo striscione appeso al balcone del Palazzo comunale, ed estendere anche ad altri edifici comunali l’affissione di materiale a sostegno della campagna promossa da Amnesty international. È l’invito all’Amministrazione contenuto nell’ordine del giorno che, inoltre, chiede al Comune di dare il patrocinio o di organizzare iniziative pubbliche per informare i cittadini modenesi sullo stato delle inchieste relative alla vicenda del ricercatore italiano a oltre tre anni dall’omicidio avvenuto in Egitto e, più in generale, sui temi di politica internazionale riguardanti il Nord Africa e le relazioni con l’Italia.

Presentato da Tommaso Fasano, Pd, e sottoscritto da tutti i gruppi di maggioranza (Pd, Sinistra per Modena, Modena solidale, Verdi), il documento è stato approvato con il voto a favore anche del Movimento 5 stelle, mentre si sono astenuti Lega Modena, Forza Italia, Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia.

Nelle premesse, il documento ricorda un analogo ordine del giorno, approvato il 3 marzo 2016, un mese dopo il ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, con il quale il Comune aveva già aderito alla campagna di Amnesty international, e rileva che di recente varie amministrazioni locali governate dal centro-destra, tra le quali il Comune di Sassuolo, hanno deciso di rimuovere o coprire gli striscioni della campagna, “mostrando un chiaro disinteresse nei confronti della ricerca della verità sull’omicidio di un cittadino italiano”.

“Chiediamo ancora più impegno nel chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni”, ha affermato il consigliere Fasano. “Molti dei nostri giovani sono animati dalla stessa passione che aveva lui, e questo rende ancora più forte la richiesta di arrivare alla verità”. Per il consigliere, inoltre, “la rimozione dello striscione da parte di alcune amministrazioni, come Sassuolo, con scuse risibili, nasconde una motivazione ideologica e disinteresse per quanto accaduto a un nostro connazionale”.

Beatrice De Maio, per la Lega, ha sostenuto che “è giusto chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni, barbaramente torturato e ucciso, ma bisognerebbe farlo a 360 gradi: il centro di studi di Cambridge, da cui proveniva, è stato descritto come molto vicino al servizio segreto inglese, e chi gli ha affidato quell’incarico di ricerca è sempre stato molto evasivo. Dovremmo pretendere le necessarie spiegazioni da chi, in Inghilterra, lo aveva inviato in una missione così pericolosa”. Per Giovanni Bertoldi sarebbe “saggio lasciar lavorare in silenzio la magistratura e la commissione d’inchiesta parlamentare. Alzare la voce e mettere sotto accusa l’intero stato egiziano, invece degli apparati deviati, potrebbe alla lunga fare gli interessi di chi ha voluto che Regeni facesse questa fine e ulteriori pressioni potrebbero facilitare la ricerca di una verità di comodo. Comprendo, quindi, quanto fatto dal Comune di Sassuolo”.

La mozione, secondo Elisa Rossini, Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia, “non si pone il problema della verità per Giulio Regeni ma del sindaco di Sassuolo che ha rimosso lo striscione”. E così una dichiarazione di solidarietà “condivisibile, scade nella solita polemica partitica. Si usa la morte di un giovane uomo per accusare gli avversari politici di disinteresse nella ricerca della verità. Ma è un paradigma che non sta in piedi”.

“La strumentalizzazione non viene certo da sinistra”, ha replicato Vincenzo Walter Stella, Sinistra per Modena, affermando che è bastata “una parola d’ordine e tutte le amministrazioni leghiste hanno ritirato lo striscione, anche con dichiarazioni surreali come quella del sindaco di Sassuolo. Siamo testimoni – ha proseguito – di una campagna di minimizzazione della vicenda che porta a insabbiare la ricerca di giustizia”.

Per Marco Forghieri, Pd, “indipendentemente dal motivo per cui Regeni era in Egitto, era un italiano all’estero e noi dobbiamo ribadire la nostra solidarietà. Un Paese si fa rispettare all’estero anche con gli interventi diplomatici, non ci sono alternative per ottenere risposte. Se uno striscione è impolverato – ha concluso – lo si pulisce, se ci si tiene, non è necessario rimuoverlo”.