
Un divieto che per primo, con determinazione e pervicacia, ha voluto il Consorzio che per oltre due anni si è battuto, nonostante il disinteresse iniziale di un paio di Associazioni di categoria, per dare al consumatore la massima tranquillità possibile sulla qualità e provenienza della merce e contrastare possibili forme di concorrenza sleale e che ha sin dall’inizio avuto il sostegno dell’amministrazione comunale.
Entrando più nel dettaglio, è opportuno ricordare che tra gli obiettivi del divieto c’è anche quello di evitare problemi dovuti alla scarsa sanificazione delle merci, così come di prevenire situazioni dubbie sulla provenienza di abiti e calzature ed evitare che l’abbandono delle merci dopo il turno di mercato, fenomeno piuttosto diffuso, scaricasse su tutti gli ambulanti i costi dovuti all’obbligo di smaltimento.
“Ora, il nostro auspicio è che decisioni analoghe siano assunte anche da altri Comuni” conclude Sirri.

